Pescara, nuova giunta: il nodo quote rosa. A rischio un assessore di Fratelli d’Italia

Sono quattro le donne da inserire e Forza Italia non ci sta a riprenderne tre come nel 2024. E i meloniani per questo potrebbero dover sacrificare il terzo dei suoi più votati, Cremonese
PESCARA. Sembra che tutto tace per la nuova giunta, ma invece no. L’attesa per la proclamazione degli eletti che dovrebbe avvenire tra giovedì e lunedì prossimo è un assist perfetto per i partiti del centrodestra, e in particolare per Forza Italia e Fratelli d’Italia, alle prese in questi giorni con la bilancia delle poltrone e delle preferenze per la composizione della terza giunta Masci. Hai voglia a dire “decide la coalizione”: la partita è aperta e rimette in gioco tutti. E dietro la frase ripetuta da ogni dove, “no ai teatrini della politica”, si tratta eccome. E sale la tensione.
IL SORPASSO
A complicare “il ragionamento”, come piace dire ai politici, è il sorpasso di Forza Italia su Fratelli d’Italia. È vero, è uno scarto di pochissimo, il 18,56 per cento contro il 18,17 per cento del partito della Meloni, ma il fatto è che questo pur lievissimo scarto si traduce in un pesantissimo consigliere in più per Forza Italia che sale così a 8 contro i 7 di FdI. Esattamente l’opposto della volta scorsa. E siccome “il ragionamento” parte dall’assunto che tocca una posizione a ogni due consiglieri, ecco che Forza Italia ha diritto a 4 posizioni piene (assessori o presidente del consiglio) che per Fratelli d’Italia diventano 4 posizioni scarse.
Di fatto, Fratelli d’Italia non ha più il peso del 2024, quando riuscì a far accollare a Forza Italia tre quote rosa sulle quattro da inserire per legge, lasciandosi le mani libere per piazzare tre uomini e una sola donna. E soprattutto, per accontentare il presidente della Regione Marco Marsilio che per Gianni Santilli, lasciato a casa dopo le regionali, aveva chiesto alla coalizione un premio di consolazione che allora si trasformò nella presidenza del consiglio. Ma dall’altra parte, se è vero che Lorenzo Sospiri fu abile a trasformare i resti in punti, mettendosi nella bisaccia di Forza Italia cinque assessorati, il fatto che 3 caselle su 5 erano rosa gli causò non pochi malcontenti tra i suoi più votati.
QUALCUNO CADE
E arriviamo a oggi. Da una parte Forza Italia che mentre festeggia per la nuova linfa guadagnata vede covare tra i suoi pretese e timori per la nuova classifica delle preferenze, e dall’altra Fratelli d’Italia che, sì, fa finta di farsi piacere il risultato. Ma che fastidio. E il fastidio a ’sto giro è anche che qualcuno degli assessori uscenti ci dovrà rimanere male, anche se a sentirli sembra di vederli seduti a fare il gioco della bottiglia: finché non mi capita, resto seduto. E di certo non li aiuta il mantra che ripete il sindaco Carlo Masci, «i criteri della scelta sono impegno, esperienza e consensi», perché è chiaro che ognuna di queste prerogative apre a taluni e lascia fuori altri.
DECIDONO LE DONNE
A occhio e croce, però, pare di capire che sono ancora una volta le donne a trascinarsi appresso scontenti e delusi. Prima di tutto per quello che si diceva prima, e cioè che stavolta Fratelli d’Italia non ha la forza per scaricare su Forza Italia tre posizioni rosa su quattro. Almeno andranno divise, due per uno, a meno di non caricarne una sull’unica posizione conquistata dalla Lega con la conferma dei suoi due consiglieri (Adelchi Sulpizio e Maria Luigia Montopolino). Ma se così non fosse, questo significa, per Fratelli d’Italia, che un assessore-uomo dovrà fare un passo indietro. E apriti cielo. A chi tocca la bottiglia?
AVANTI A CHI TOCCA
L’attuale giunta è questa: in Forza Italia oltre a Massimiliano Pignoli e Eugenio Seccia, ci sono Maria Rita Carota, Valeria Toppetti e Patrizia Martelli, mentre in Fratelli d’Italia la sola Zaira Zamparelli con Alfredo Cremonese e Cristian Orta. La Lega c’è con Sulpizio. Si parte da qui per cercare di fare posto ai due più votati di Forza Italia che dopo Pignoli sono Marcello Antonelli e Claudio Croce. Se entrasse Antonelli, lo scambio è quasi naturale, con la Carota, e questo stando all’altra regola non scritta: le coppie che si presentano in tandem alle elezioni, poi devono dividersi una sola posizione. Così era stato nel 2024, con Carota dentro e Antonelli fuori, e così potrebbe essere stavolta, ma al contrario. Forza Italia scenderebbe a due quote rosa, con la terza casella persa da recuperare sempre con il criterio della coppia da “scoppiare”. E in Fratelli d’Italia ce n’è solo una in giunta, ed è l’inossidabile duo i Zamparelli-Cremonese. In quest’ottica, con FdI che stavolta deve caricarsi due donne, potrebbe essere proprio l’assessore al Turismo e ai grandi eventi, terzo dei più votati dopo Orta e Santilli, a essere immolato nonostante i numeri strabilianti raccolti in questi anni. Al suo postosi fa il nome di Giuseppina D’Angelo, la più votata dopo Zamparelli. Ma, si dirà, allora la regola vale anche per Pignoli e Martelli, anche loro in coppia e anche loro entrambi in giunta per Forza Italia? Sì, potrebbe.
IL NODO CROCE
Resta poi in Forza Italia il nodo Croce, l’unico dei più votati (a questo giro il quarto di tutta la maggioranza) a non aver mai messo piede in giunta nei tre mandati del sindaco Masci. Per lui, pupillo del coordinatore provinciale Sospiri, potrebbe riproporsi il duello che fu a pari voti con Seccia, quest’ultimo legato a doppio filo al coordinatore regionale Nazario Pagano. Nel 2024 ad avere la meglio fu proprio Seccia, peraltro preziosissimo assessore alle Finanze capace di traghettare il Comune fuori dal predissesto. Ma adesso che Croce, con le ultime elezioni nei 23 seggi, lo ha superato definitivamente di 169 preferenze, con Seccia che a fronte dei 456 guadagnati dall’amico di partito è invece andato sotto (787) rispetto ai suoi 799 del 2024, i piani tra i due potrebbero di nuovo ribaltarsi: fuori Seccia, dentro Croce.
E PESCARA FUTURA?
Ma tutto dipende da un’altra incognita, quella di Pescara Futura. Anche stavolta la lista civica del sindaco ha messo dentro due consiglieri, Luigi Albore Mascia e Adamo Scurti. E questo, per la solita regola di una posizione per ogni due consiglieri, gli darebbe diritto a una casella che nei desideri di Mascia è la presidenza del consiglio. Ma c’è chi dice che non gli tocca, ricordando che Scurti l’anno scorso uscì da Pescara Futura per andare con Noi moderati. La regola cade e Pescara Futura resta a secco. E allora, già che ci siamo, a chi la presidenza? Il nome che si ripete è quello di Antonelli, che lo ha già fatto e bene. Ma così ecco un nuovo effetto domino a far saltare i giochi. A meno che i due partiti più forti non pretendano dalla Lega la quarta quota rosa. Ma che fastidio.

