Pescara, protesta nelle scuole: gli studenti contro i test Invalsi

13 Maggio 2014

I rappresentanti di 10 istituti dicono no alle prove: "Sono esami inutili, siamo pronti a boicottarli"

PESCARA. Il tam-tam anti Invalsi è rimbalzato sui social network e in poche ore ha ottenuto il consenso di 10 scuole superiori pescaresi. Contro il doppio quizzone di italiano e matematica, a cui stamattina dovranno rispondere gli studenti del secondo anno degli istituti secondari di tutta la Penisola per dimostrare il livello di apprendimento e le competenze raggiunte, i ragazzi hanno deciso di fare fronte comune e boicottare le prove dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione. A differenza dello scorso anno, il collettivo studentesco fa sapere che non ci sarà nessun sit-in all’entrata delle scuole: gli alunni entreranno regolarmente in classe e prenderanno posto come sempre tra i banchi. Poi, quando saranno distribuite le copie dei quiz con il relativo codice di identificazione, ognuno potrà decidere di non rispondere alle domande e di scrivere sul primo foglio dell’elaborato lo slogan «Valutati, non schedati!» seguito dalle sigle dell’Unione degli studenti e del Collettivo studentesco di Pescara precedute dai relativi hashtag: #Uds e #Csp. Prerogativa indispensabile è armarsi di uno smartphone o di un cellulare dotato di fotocamera, stando attenti a non farsi beccare dalla vigilanza. L’iniziativa prevede, infatti, di fotografare il test lasciato in bianco, con i relativi slogan della protesta. Poi, se si vuole, si scrive una considerazione personale sulle motivazioni del boicottaggio, si fa un disegno o semplicemente si traccia una x. Una volta terminate le prove, le immagini saranno inviate all’Unione degli studenti e al collettivo che provvederanno a pubblicarle su Facebook in forma anonima.

«Abbiamo risposto all’appello lanciato dai nostri coetanei a livello nazionale», spiega Carlo Damiani, membro del collettivo di Pescara, «perché le prove Invalsi non ci piacciono: le consideriamo inutili e inattendibili. Non serve un test con le crocette uguale per tutti per valutare il nostro livello di apprendimento. Questo standard di valutazione non tiene conto delle differenze e delle peculiarità dei singoli indirizzi di studio, delle differenze che ci sono tra le scuole del Nord e quelle del Sud, tra gli istituti del centro e quelli della periferia. I test dovrebbero servire anche a orientare i finanziamenti statali, dando di più alle scuole risultate migliori. Ma con questo sistema si finisce per aumentare le differenze tra scuole di serie A e di serie B».

Alla vigilia dei test Invalsi, in programma stamattina nelle classi seconde delle scuole superiori di tutta Italia, sono 10 i rappresentanti degli studenti che hanno dato l’adesione della propria scuola al boicottaggio. Alla protesta aderiscono il liceo classico D’Annunzio, il Marconi, i licei scientifici Da Vinci e Galilei, gli istituti Bellisario, Misticoni, Acerbo, Aterno-Manthonè, Volta e De Cecco.

«Abbiamo preferito non saltare le lezioni», si legge sulla pagina Facebook del collettivo, «per permettere a più studenti di partecipare alla mobilitazione nazionale del 17 maggio, contro le politiche che tagliano la spesa pubblica in nome dei vincoli di bilancio distruggendo scuola, sanità, ricerca e diritto di fruizione dei beni comuni, a favore di un rilancio dell'occupazione tramite investimenti nel settore pubblico e l’abbattimento del precariato».

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