Pescara. Studenti e pensionati in corteo contro i rincari

2 Novembre 2026

A distanza di appena due giorni dallo sciopero proclamato dall’Usb.

un’altra marcia blocca Pescara: «Tutti insieme, così la nostra voce conta».

PESCARA

«Ritroviamoci in piazza: la nostra voce conta, soprattutto quando scegliamo di farla sentire insieme». L’appuntamento lanciato dal movimento spontaneo “Voce comune Pescara”, un gruppo nato via Whatsapp che adesso conta cinquecento iscritti, è alle ore 10 di questa mattina davanti alla stazione ferroviaria di Pescara Porta Nuova: un’altra protesta contro il carovita blocca la città a distanza di appena due giorni dallo sciopero di venerdì scorso che ha portato in strada oltre mille persone, dai palazzi della prefettura e del municipio fino al parco Di Cocco dove si è sfiorato lo scontro tra manifestanti e forze dell’ordine. “Corteo pacifico, apartitico, autorizzato”, così dice il volantino della protesta di oggi che unisce studenti, lavoratori, famiglie e pensionati.

Un’altra giornata da bollino nero, a Pescara, per la circolazione. La partenza è fissata alle 10.30 dalla stazione di Porta Nuova, poi il corteo imbocca via Vittoria Colonna e viale Marconi per puntare verso piazza Unione. Qui è in programma una sosta sotto le finestre del consiglio regionale «per alzare la voce, fare rumore e portare le nostre rivendicazioni nello spazio pubblico», dice il gruppo Voce comune Pescara. Poi, il percorso prevede l’attraversamento del ponte Risorgimento fino a piazza Italia, sede della prefettura e del Comune di Pescara. Qui, sono previsti «interventi parlati sui temi che riguardano direttamente il nostro presente e il nostro futuro», recita il programma del gruppo Voce comune Pescara, «tra cui: il caro vita e le difficoltà economiche quotidiane; la precarietà e la mancanza di prospettive per costruire un futuro stabile; la mancanza di un salario minimo adeguato e di garanzie per chi lavora; la strumentalizzazione delle notizie e il modo in cui l'informazione viene utilizzata per orientare l’opinione pubblica; altre questioni sociali che sentiamo urgenti e che meritano attenzione, confronto e partecipazione». La manifestazione dovrebbe durare fino alle 14.

Sciopero 30 ottobre 2026 Nella foto / foto Giampiero Marcocci

Il carovita svuota gli stipendi e lo dicono i numeri: a settembre 2026 l’inflazione è salita al 4,2%, in netta accelerazione rispetto al 3,3% di agosto; i beni energetici regolamentati sono cresciuti del 25,8% su base annua, quelli non regolamentati del 22,5%; sul fronte dei carburanti, il gasolio ha registrato un aumento del 34,9% e la benzina del 21,8%; i prodotti alimentari non lavorati sono aumentati del 5,5%. Ma il carovita non è democratico e aggredisce maggiormente i redditi più bassi: i dati Istat relativi al terzo trimestre 2026 mostrano che le famiglie con livelli di spesa più bassi affrontano un’inflazione del 4,4%, contro il 2,9% delle famiglie con spesa più alta.

Di fronte a queste percentuali che significano un potere d’acquisto ridotto, i promotori della protesta dicono: «Siamo ragazzi e ragazze che non vogliono restare a guardare. Perché crediamo che sia necessario riprenderci gli spazi di confronto, dare voce ai problemi reali delle persone e dimostrare che anche dal basso si può costruire qualcosa».

Nella lettera affidata al prefetto di Pescara Luigi Carnevale durante lo sciopero di due giorni fa, il sindacato Usb ha parlato anche del rischio che le proteste contro i rincari di susseguano a causa della rabbia per gli stipendi erosi: l’aumento dei prezzi è «insostenibile» e rappresenta «una minaccia concreta alla coesione sociale» e, allora, recita la lettera dell’Usb, «quando una famiglia è costretta a scegliere tra pagare la bolletta e acquistare il cibo; quando un lavoratore esaurisce lo stipendio prima della metà del mese; l’accumulo di tensione sociale diventa inevitabile». E un’altra protesta è attesa per il prossimo 21 novembre quando, in occasione di uno sciopero nazionale, dovrebbero incrociare le braccia i lavoratori del trasporto pubblico locale e in ambito ferroviario: i treni della Sangritana potrebbero restare fermi.