Pescatori senza gli aiuti Oggi c’è l’incontro-verità

A Pescara arriva il sottosegretario L’Abbate invitato dal senatore D’Alfonso No della marineria ai 42 giorni di stop per fermo biologico dopo la pandemia
PESCARA. Evitare o quanto meno limitare il lungo fermo biologico, consentendo alla marineria di lavorare. Perché i pescatori (dimenticati) sono già fortemente provati dai tre mesi di lockdown, quando la richiesta di pescato (soprattutto nelle attività di ristorazione o nei mercati chiusi) è stata azzerata. Possono sopportare altri 42 giorni di stop dell’attività? E le specie ittiche non hanno beneficiato già del fermo da pandemia? Saranno due degli interrogativi centrali nell’incontro-verità col sottosegretario di Stato alle Politiche agricole, alimentari e forestali, Giuseppe L’Abbate (Movimento 5 Stelle). Appuntamento alle 11 nella piazza antistante la Camera di commercio di Pescara. L’incontro pubblico è stato promosso dal senatore del Pd, Luciano D’Alfonso, con gli operatori del comparto della pesca. Quattro le tematiche all’ordine del giorno: la sostenibilità della regola del fermo biologico in relazione al blocco delle attività dovuto alla pandemia; l’accessibilità, nel rispetto delle regole, alla cosiddetta “Fossa di Pomo”; la procedura riferita ai rimborsi, agli indennizzi e ai pagamenti che spettano alla marineria; l’integrazione della capacità pensionistica nel mondo del lavoro della pesca (attualmente con importi risibili). All’incontro parteciperanno, tra gli altri, anche il sindaco di Pescara, Carlo Masci, e Carlo Torlontano, vicario del prefetto.
COSÌ IL FERMO. Al momento il governo ha fissato già date e regole per 42 giorni di stop di pesce fresco sulle tavole. Il blocco dei pescherecci inizialmente varrà da Trieste ad Ancona, mentre lungo l’adriatico nel tratto da San Benedetto e Termoli (quindi anche in Abruzzo) le attività si fermeranno il 13 agosto (fino al 23 settembre) e da Manfredonia a Bari lo stop varrà dal 27 agosto al 9 ottobre. Per quanto riguarda il Tirreno il blocco delle attività scatterà dalla Calabria a Roma dal 10 settembre al 9 ottobre e da Civitavecchia a Imperia dal 1° ottobre al 30 ottobre. Per Sicilia e Sardegna lo stop sarà fissato per un mese tra agosto e ottobre su indicazione delle Regioni.
IL PARERE. Il vicepresidente della giunta regionale, Emanuele Imprudente, ha chiesto all’Istituto zooprofilattico di Teramo di valutare la bontà o meno di un fermo pesca nell’anno della pandemia. Il parere, a firma del direttore generale Nicola D’Alterio, è così sintetizzato: «È evidente che la riduzione dello sforzo di pesca gioca a favore della sopravvivenza e tutela degli stock ittici e pertanto la marineria, interessata al riconoscimento dell’arresto obbligatorio di pesca dal 12 marzo al 3 maggio per emergenza Covid-19, in sostituzione del periodo di fermo agosto-settembre, potrebbe pescare durante l’interruzione temporanea obbligatoria ed aggiuntiva, rinunciando a una giornata di pesca a settimana a favore del principio di precauzione». Per l’Izs, quindi, le imbarcazioni possono scendere in mare.
DANNI INGENTI. La marineria, e in particolare quella di Pescara che col Covid-19 ha pagato un prezzo altissimo anche per la morte del suo “capitano”, Mimmo Grosso, lamenta danni ingenti a causa della pandemia. Teme il tracollo con il fermo biologico. E spera nel cambio di rotta del governo Conte.
LE RICHIESTE. Già lo scorso 6 aprile, il senatore D’Alfonso aveva inviato un documento al sottosegretario L’Abbate, sottolineando la necessità di accompagnare misure straordinarie a quelle economiche al fine di tutelare la marineria. «Il periodo di fermo straordinario, iniziato a marzo, dovrebbe essere considerato come fermo biologico per l’anno 2020, per evitare che un ulteriore blocco estivo, possa arrestare nuovamente la lenta ripresa quando questa emergenza sarà passata», sottolineava D’Alfonso, «occorre una procedura che consenta un indennizzo per il blocco dell’attività a tutte le imbarcazioni, per evitare una concorrenza sleale da parte di coloro che ad oggi continuano ad operare, senza riuscire a garantire il rispetto delle necessarie distanze di sicurezza imposte, che di fatto non possono essere tenute a bordo. La normativa attuale, infatti, non inibisce, incomprensibilmente, le attività ai pescherecci, ed impone loro di indossare i dispositivi di protezione individuali, di cui però le varie aziende non dispongono poiché introvabili.
Alla luce di questa impossibilità, la quasi totalità delle imbarcazioni è rimasta ferma. Per quanto attiene, invece, alle imbarcazioni che hanno continuato a lavorare, a discapito della quasi totalità dei pescatori e degli armatori, mi permetto di suggerire una possibile soluzione: poiché ogni singola uscita di queste è registrata dalle Capitanerie di porto competenti tramite radar, potrebbe essere loro imposto un fermo di un giorno per ogni giorno lavorativo svolto in questo periodo, così da non danneggiare la regolare concorrenza del mercato rispetto agli altri operatori».

