Pestaggi in centro, Parolise nega

21 Marzo 2017

Interrogati i giovani arrestati dalla polizia per le aggressioni a Pescara Vecchia

PESCARA. Sono stati interrogati ieri Francesco Parolise e Andrea Tiberii, di 20 e 27 anni, entrambi pescaresi, arrestati sabato dal personale della squadra mobile per due aggressioni avvenute in corso Manthoné e via dei Bastioni, a Pescara Vecchia, a febbraio. Parolise deve rispondere di entrambi gli episodi di knockout game, il gioco che consiste nel prendere a pugni la vittima di turno senza motivo, dopo averla fermata all’improvviso in strada. Tiberii, invece, è accusato di un solo pestaggio, a cui avrebbe partecipato impugnando un coltello per cui gli viene contestato anche il reato di minaccia aggravata, oltre alle lesioni. Il primo, difeso dall’avvocato Fausto Castelli, è ai domiciliari, mentre per il secondo si sono aperte le porte del carcere.

Nel corso dell’interrogatorio, Parolise si è dichiarato innocente, spiegando di essere rimasto a casa sia la notte dell’11 febbraio sia la notte del 19 febbraio, quando due giovani, in due episodi diversi, sono stati malmenati brutalmente, al punto che uno si è ritrovata con tre denti parzialmente rotti. «Non ero al centro storico», ha detto il giovane al gip Elio Bongrazio, mentre sia Parolise che Tiberii sono stati indicati tra i responsabili dei pestaggi dalle vittime, che si sono servite di Facebook per tentare di risalire agli aggressori.

Uno degli aggrediti ha riferito alla polizia di essere stato «preso alla sprovvista» da un gruppo di sette giovani che hanno «infierito» su di lui e di essere caduto due volte a terra, dopo essere stato colpito con violenza da calci e pugni. Lui non ha potuto far altro che cercare di proteggersi il volto con le braccia, sentendosi raggiungere da una «gragnola di botte». Prima di lasciarlo andare i componenti della banda si sono anche complimentati tra loro, come se fossero soddisfatti dell’impresa, stando al racconto di un testimone.

L’altro giovane pestato, che ha dovuto subire un intervento per ricomporre le fratture, ha raccontato degli schiaffi e dei pugni ricevuti, anche dopo essersi rialzato da terra. Nella ricostruzione dei fatti, ha ricordato le bottiglie che gli sono state lanciate contro e del coltello con cui Tiberii lo ha avrebbe «affrontato» prima di fuggire con gli altri, portandogli via il cappello e rompendogli il telefono.

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