Pestato in spiaggia, due cugini a processo

24 Settembre 2020

La vittima era finita in ospedale con la mandibola e il naso fratturati. Una donna tra gli aggressori

FRANCAVILLA AL MARE. Lo hanno pestato a sangue, in spiaggia, il giorno di Ferragosto: calci, pugni e colpi di boccia in pieno volto. Adesso, per quell’aggressione avvenuta a Francavilla più di due anni fa, Viviana Amella e Giuliano Taglialatela, due cugini napoletani di 34 anni, sono finiti sotto processo: entrambi accusati di lesioni personali aggravate, la donna deve rispondere anche di violenza privata. La vittima, ricoverata in ospedale con il naso rotto e la mandibola fratturata, è un autotrasportatore di 52 anni, residente a Bucchianico: la sua unica colpa, stando alla denuncia, è stata quella di aver difeso un signore che i napoletani stavano picchiando senza pietà. Il rinvio a giudizio è stato disposto dal giudice Andrea Di Berardino su richiesta del sostituto procuratore Giancarlo Ciani: la prima udienza è in programma il 15 febbraio.
L’episodio è avvenuto in uno stabilimento della riviera nord: a occuparsi delle indagini sono stati i carabinieri di Francavilla. «Mentre mi trovavo sotto il mio ombrellone», ha raccontato in caserma la vittima, assistita dall’avvocato Marco Femminella, «ho notato due donne che si rincorrevano e gridavano sulla passerella. Poi ho visto arrivare due uomini, penso fossero i loro mariti o parenti, in difesa di entrambe. Nel trambusto, la mia attenzione è stata catturata dalla presenza di un uomo, a terra, con due persone sopra che lo picchiavano e una donna che gli tirava calci da un lato. Io sono intervenuto verbalmente dicendo agli aggressori di smetterla e di lasciare stare quell’uomo, peraltro indifeso, che, chiudendosi a riccio, cercava solo di parare i colpi. La moglie di quest’ultimo, per di più, cercava di proteggerlo frapponendosi tra le parti». Ma a quel punto l’autotrasportatore di Bucchianico, che voleva fare da paciere, è stato a sua volta colpito. «Uno dei due uomini si è alzato di scatto e, improvvisamente, mi ha sferrato un primo, violento pugno sull’orecchio destro. Dopo essermi ripreso, mi sono girato verso il mio ombrellone e ho afferrato il telefono digitando il 113. Ho fatto solo in tempo a dire dove mi trovavo: sempre all’improvviso, ho subito un’altra aggressione, stavolta da parte della donna, che ha iniziato a colpirmi con numerosi pugni sulla schiena. Quindi, per sottrarmi a lei, ho tentato la fuga, ma sono stato braccato dallo stesso uomo del primo pugno che, con una boccia in mano, mi ha colpito sull’arcata cigliare sinistra. A nulla sono valse le mie richieste di aiuto e gli inviti a smetterla. Il violento colpo preso alla testa mi ha fatto cadere a terra, poi quell’uomo mi è saltato addosso continuando a colpirmi con ferocia. Avevo ancora il telefonino con la chiamata aperta quando la donna lo ha afferrato con forza, strappandomelo dalle mani, verosimilmente per impedirmi di chiamare i soccorsi. Dopodiché, anche lei mi ha preso a calci alla testa, al collo e alle spalle. Non sono riuscito più a capire nulla perché i colpi ricevuti mi hanno provocato uno stato confusionale. Mentre sentivo le grida di mia moglie e delle altre persone, ho visto fuggire gli aggressori verso la passerella in direzione del bar». Il 52enne, rimasto a terra dolorante, è stato soccorso dagli operatori del 118 e trasportato all’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, dove i medici gli hanno diagnosticato fratture e lesioni giudicate guaribili in 47 giorni. Gli imputati sono difesi dall’avvocato Luca Paolucci.