Piano d’Orta, partita la rimozione dei rifiuti pericolosi

30 Maggio 2018

Lavori sotto la supervisione dei geologi dell’Arta di Chieti  Riguardano il comparto Z del sito ex Montecatini 

BOLOGNANO . Per il sito dismesso ex Montecatini di Piano d'Orta, pieno zeppo di sostanze chimiche dei processi industriali di produzione di concimi e fertilizzanti, quella di ieri è una data storica, perché ieri mattina, dopo circa dieci anni dalla scoperta dell'estesa contaminazione del sito, sono finalmente cominciati i lavori di bonifica.
Per ora l'intervento riguarda solo i cumuli superficiali di rifiuti pericolosi e lo strato corticale del terreno per quanto possa essere interessato, ma poi dovrà essere esteso a tutto il sito contaminato, denominato Comparto Z e inserito nella nuova perimetrazione del Sito di interesse nazionale (Sin) di Bussi sul Tirino, di cui in realtà non si conosce esattamente la vera estensione e la profondità dello strato entro il quale giacciono le sostanze chimiche contaminati, accumulate fino al 1964, anno di dismissione delle attività lavorative della Montecatini, anche se si parla di uno spessore di oltre otto metri.
I lavori si svolgono sotto la direzione e supervisione di geologi del distretto Arta di Chieti. A sbloccare la situazione di stallo che si era generata fino dal 2008 sulla possibile azione di bonifica del sito, un ruolo fondamentale è stato svolto dalla sezione ornitologica abruzzese diretta da Augusto De Sanctis e dalla dirigente del ministero dell'Ambiente Laura D'Aprile, con iniziative avviate un anno fa.
«Infatti», spiega De Sanctis, «l'intervento appena iniziato scaturisce da una serie di nostre segnalazioni, vedi nota del 30 maggio 2017 a cui seguì l'intervento della D'Aprile che informò gli enti territoriali chiedendo adeguate iniziative. Seguì un sopralluogo congiunto a luglio 2017 durante il quale l'Arta raccolse una serie di campioni, poi classificati quali rifiuti speciali pericolosi per la presenza di arsenico e piombo».
Successivamente, va avanti De Sanctis, «la Soa aveva cercato di approfondire la strana storia del comparto Z, rimasto incredibilmente escluso dalla perimetrazione del sito nazionale di bonifica del 2008. Il Comune di Bolognano inoltre, a cui la Soa aveva richiesto un accesso agli atti, era addirittura arrivato a negare la visione della documentazione, perdendo poi al difensore civico regionale, a cui l'associazione aveva fatto ricorso. In base agli atti che finalmente abbiamo potuto leggere è emerso che la contaminazione del Comparto Z era nota almeno dal 2008 e che nel 2009 vi era stato un piano di caratterizzazione che aveva evidenziato elevatissimi valori di contaminanti, quali arsenico, piombo, cadmio, cobalto e altro ancora, anche a molti metri di profondità».
«Addirittura», conclude De Santis, «nel 2014 vi era stata un'analisi di rischio che confermava l'alta pericolosità della situazione». E che ci fosse arsenico le analisi lo avevano rivelato da molti anni con un elevato contenuto di circa 468 milligrammi per chilo contro la soglia ammessa di 20. L'arsenico veniva largamente usato come pesticida e topicida ed era facilmente reperibile in commercio e dunque alla portata di tutti.
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