Pino tagliato, la Digos ferma la protesta

2 Settembre 2016

Bloccato il blitz degli ambientalisti allo stadio contro l’ennesimo abbattimento di un albero, in arrivo un esposto in procura

PESCARA. La Digos ha fermato l’ennesimo sit-in degli ambientalisti contro il taglio degli alberi. È accaduto nel primo pomeriggio di ieri, quando una squadra di operai muniti di autogru ha cominciato a tagliare un pino enorme in via Pepe, di fronte allo stadio Adriatico.

Durante i lavori, si sono riuniti gli esponenti del neonato coordinamento «Salviamo gli alberi» contestando l’intervento. «Era uno dei pini maestosi più belli della zona e non sembrava affatto malato», ha raccontato Augusto De Sanctis del Forum dell’acqua e tra i fondatori del coordinamento, «abbiamo chiamato i vigili urbani per richiedere la verifica del cantiere, ma non sono arrivati. I bambini sono scoppiati a piangere durante il lavoro delle motoseghe». Per bloccare sul nascere la protesta, un dirigente del Comune ha richiesto l’intervento di alcuni agenti della Digos che, una volta giunti sul posto, hanno provveduto a controllare e ad annotare gli estremi dei documenti d’identità dei presenti.

In mattinata, invece, gli ambientalisti hanno tenuto una conferenza stampa per criticare il report dell’agronomo incaricato del Comune Carlo Massimo Rabottini in cui sono stati evidenziati i 121 alberi di Pescara da abbattere, in quanto ritenuti estremamente pericolosi. Gli ambientalisti hanno anche preannunciato la presentazione di un esposto in procura per contestare quel documento, ritenuto gravemente carente.

Secondo il coordinamento «Salviamo gli alberi», il Comune non rispetterebbe il protocollo indicato dal Corpo forestale dello Stato sull’analisi di stabilità degli alberi e sulla procedura per il loro abbattimento. Procedura, a detta degli ambientalisti, completamente difforme rispetto a quanto attuato in altri Comuni italiani. «Finalmente venerdì scorso», ha detto De Sanctis, «ci è stata consegnata la relazione sulla sicurezza degli alberi, ossia uno studio che, in realtà, era stato commissionato il 27 febbraio del 2015, ma è stato depositato solo poche settimane fa, a dimostrazione dell’assenza del carattere di urgenza paventato dal Comune». «Esaminandolo», ha continuato, «abbiamo scoperto che i soli esami compiuti sugli alberi considerati pericolosi sono di natura visiva, mentre in tutti gli altri Comuni italiani, da Palermo a Torino, fino a Cava dei Tirreni e La Spezia, sono state compiute le analisi strumentali prescritte anche dal Corpo forestale. Nel report non vengono indicate nemmeno le specie delle piante da abbattere e la loro indicazione del punto dove si trovano è generica». L’esponente del Forum dell’acqua ha rinnovato la richiesta al Comune di sospendere immediatamente i tagli e ha poi contestato la tesi del Comune sulla spesa eccessiva per effettuare esami più approfonditi. «Gli altri Comuni», ha rivelato, «per gli approfondimenti strumentali, a seconda delle tecniche utilizzate, hanno speso dai 24 ai 75 euro a pianta, per un costo complessivo che va dai 3mila ai 9mila euro. Basterebbe, quindi, evitare l’abbattimento di 3 dei 121 alberi considerati pericolosi per risparmiare i costi di taglio e ripiantumazione, senza considerare il valore economico, ambientale e sanitario di grandi alberi con 60 o 70 anni di età».

Il coordinamento ha inoltre espresso dubbi sulla ripiantumazione degli alberi tagliati. L’assessore al verde Laura Di Pietro ha assicurato che verrà piantato il doppio delle piante abbattute. «Sfidiamo il sindaco», ha affermato De Sanctis, «a rendere pubblici i documenti sul progetto di ripiantumazione e sui relativi affidamenti o impegni di spesa. A noi risulta non ci sia assolutamente nulla di concreto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA