Pirone: contro il fuoco idranti e avvistamenti

Il botanico dell’università dell’Aquila fu tra i primi a schierarsi per la riserva naturale «No all’eliminazione del sottobosco, modificherebbe l’ecosistema dell’area protetta»
PESCARA. «La lotta contro il fuoco, doloso o colposo nella pineta Dannunziana, deve essere condotta con un efficace programma di avvistamento e prevenzione, un affidabile sistema di spegnimento, che in questo caso ha funzionato, e una severa azione di repressione». Parola di Gianfranco Pirone, botanico dell’università dell’Aquila, fra i maggiori esperti della pineta. Pirone ha visto nascere la riserva naturale fin dalla sua istituzione nel 2001 ed è stato tra i primi a sostenere la necessità di difendere «il suo delicatissimo ecosistema».
Secondo Pirone, «la riserva della pineta costituisce un caso particolarissimo, trattandosi di un’area protetta di piccole dimensioni all’interno di un territorio urbanizzato». Un polmone verde in mezzo al cemento. «La esigua estensione dei vari comparti», spiega il botanico, «non permette la presenza di piste tagliafuoco in quanto la loro realizzazione, riducendo drasticamente la superficie dei nuclei forestali e creando una rovinosa frammentazione, innescherebbe un irreversibile processo di estinzione delle stesse comunità vegetali. Per essere efficaci», dice Pirone, «le piste tagliafuoco dovrebbero avere una larghezza pari almeno al triplo dell’altezza degli alberi». Nelle aree adiacenti al recinto, il sottobosco appare non curato: «Non è neppure ragionevole intervenire con l’eliminazione, anche parziale, del sottobosco (con la realizzazione, ad esempio, di viali tagliafuoco verdi), in quanto», spiega Pirone, «sempre in considerazione delle piccole dimensioni dei nuclei forestali, si trasformerebbe il bosco da complesso ecosistema, quale esso è, a semplice insieme di alberi privo dei caratteri strutturali e funzionali associati agli habitat forestali». Per i non esperti di verde, alberi e rami secchi potrebbero costituire un problema: «Anche l’allontanamento della necromassa va considerato con attenzione e programmato», avverte il docente, «tenendo conto della opportuna restituzione di fertilità e degli equilibri nella rete trofica esistente nell’ecosistema». Secondo Pirone, la difesa della pineta deve passare da tre punti fermi: prevenzione, idranti e pene «severe» per i responsabili. Perché, riflette il botanico, il fuoco nella pineta non divampa quasi mai da solo: «Sono da escludere gli incendi spontanei. Rarissimi gli inneschi da fulmine o da autocombustione». (p.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

