Pizzoferrato fuori dalla zona rossa

Parla il sindaco Fagnilli. Su Rete 8 (oggi alle 13.10) la trasmissione sul paese
PIZZOFERRATO. Da ieri Pizzoferrato non è più zona rossa rinforzata. Il provvedimento, firmato il 15 gennaio scorso dal presidente della Regione Marco Marsilio, si è reso necessario a causa dei 71 casi di positività in un paese che conta quasi 1.500 abitanti. Il paese che ha passato la prima ondata senza alcun contagio e che da fine novembre fino al 31 dicembre ha avuto 15 casi, si è trovato ai primi di gennaio a dover gestire la “bomba” dei contagi.
«Alla base dei contagi» afferma il sindaco Palmerino Fagnilli «ci sono diverse componenti: gli spostamenti per lavoro (alta è la percentuale della popolazione che va in Val di Sangro), le feste natalizie e le uccisione del maiale. Oggi siamo felici di essere usciti dalla zona rossa, per noi è come una liberazione». Ma non si potevano evitare le feste per l’uccisione dei maiali? «Dobbiamo fare una valutazione antropologica: in montagna non siamo isolati, siamo interconnessi produttivamente e socialmente e una delle vittime del coronavirus è stata la socialità. Per l’uccisione del maiale non c’è stata nessuna festa ma, seppur limitativamente, ci sono stati dei contatti tra nuclei famigliari e questo ha favorito l’esplosione dei contagi che, è bene ricordarlo, hanno interessato fasce diverse per età ed estrazione sociale».
A proposito di popolazione, come hanno reagito i suoi concittadini a questa emergenza? «In modo esemplare» risponde il sindaco che spiega: «la Regione si è vista nella necessità di imporre misure più stringenti al paese e la Asl ha deciso di fare gli screening di massa. Se da un lato la socialità, diciamo che è stata una concausa della diffusione del virus, dall'altro, sempre la socialità, è stata alla base per cercare di risolvere l'emergenza. Sotto circa settanta sentimenti di neve, vedere in fila bambini, adulti e anziani per lo screening è stato davvero toccante. In quasi una settimana sono stati fatti tamponi all'80,2% della popolazione. Si stava in fila sotto la neve e uno alla volta si entrava nel municipio, nella casa del popolo, per fare i tamponi. Non è stato un lavoro semplice per gli infermieri che sono arrivati da Atessa, Ortona, Gissi, Guardiagrele e Chieti. Non è stato nemmeno semplice per chi doveva censire la popolazione e chiamarla a fare i tamponi: andavano rintracciati i presenti in paese, i malati, i già positivi. Penso che per quanto riguarda questo aspetto si possa parlare di un "modello Pizzoferrato" per le future vaccinazioni di massa». Qual è la condizione dei suoi concittadini ancora infetti da coronavirus. «Abbiamo quattro pizzoferratesi in ospedale e speriamo al più presto di averli nuovamente in paese. Ci aspettano giorni di attenzione e precauzioni, così come per tutti, ma la speranza è che si possa tornare a socializzare liberamente».
Oggi, sarà riproposta su Rete 8 (ore 13.10) la puntata di "Mezz'ora senza virus”, L’Abruzzo che resiste, dedicata a Pizzoferrato, trasmessa un anno fa. Il titolo della puntata, curata da Lorenzo Colantonio e Antonio D’Ottavio, è “(R)esistere”, che in questi giorni resta d’attualità e incoraggiamento per un paese forte come la roccia che lo sovrasta.

