«Più sicurezza, bastano le catene»

27 Agosto 2016

L’architetto Turroni: consolidare gli edifici con opere leggere e poco costose

BOLOGNA. Rendere l’Italia antisismica, “mettendola in catene”. Con un investimento globale di 4-4,5 miliardi di euro, «certamente strategico e alla portata di un grande Paese come il nostro». Proposta di soluzione e calcoli sono dell’ex parlamentare dei Verdi e presidente della commissione Ambiente e Lavori pubblici della Camera Sauro Turroni, architetto forlivese intervenuto nel dibattito sul patrimonio edilizio riaperto dopo il sisma in centro Italia. L’idea dell’urbanista è l’utilizzo, appunto, delle catene: opere leggere che aumentino la capacità delle strutture edilizie di resistere ai terremoti. In una lettera aperta al premier Matteo Renzi, Turroni motiva la proposta con la necessità di «fermare per sempre l’industria delle catastrofi, che dietro il paravento del costo troppo alto per la prevenzione approfitta per mantenere le cose come stanno e lucrare nella ricostruzione».

Molti, ha scritto, «ripetono che si dovrà fare il consolidamento antisismico degli edifici; affermazione solo parzialmente giusta, le risorse necessarie sono troppo grandi per rendere antisismica l’Italia, è sufficiente metterla in catene, partendo dagli edifici costruiti prima del 1945». Per Turroni «si dovrebbe adottare un livello di intervento semplice, ma in grado di conservare l’edificio e di garantire la sicurezza degli abitanti e soprattutto di poco costo, a bassissimo consumo di materiali ed energetico e con ridotti impieghi di tecnologie, riducendo sensibilmente la vulnerabilità degli edifici». Per gli interventi suggeriti «l’incidenza del costo del lavoro sul totale del costo dell’investimento è molto alta, pari almeno al 43%». A Renzi, l’architetto chiede di tenere conto «nelle riforme che ha in mente riguardanti la semplificazione in materia di costruzioni», che essa «non può prescindere da attente e rigorose valutazioni riguardanti i luoghi e le condizioni degli edifici, la loro esposizione ai rischi sismico, geologico, idrogeologico, ecc, le modalità con cui sono avvenuti le progettazioni, le autorizzazioni e i controlli, la vulnerabilità di ciascuna costruzione, la sua capacità di essere ampliata o trasformata in sicurezza». Non farlo «si scontrerebbe con le drammatiche evidenze di queste ore. Abbiamo già sacrificato troppo alla deregulation e al pessimo modo in cui si è edificato in Italia».