Pochi incassi e troppe spese così la farmacia è collassata
In dieci anni l’ente gestito dall’Azienda speciale ha perso 720 mila euro Ecco i motivi all’origine del buco. Per i prossimi 9 anni sarà gestito da un privato
MONTESILVANO. Troppo «basso» il margine sulle medicine vendute, la spesa per il personale «supera» i guadagni, l’affitto dei locali davanti al Porto Allegro pesa per 56 mila euro all’anno. Sono i tre motivi che, in 10 anni, hanno scavato un buco da 720 mila euro nei conti della farmacia comunale. Con la gestione pubblica. Adesso, la farmacia sarà affidata a un privato: sarà una scommessa da 5.800 euro al mese (70 mila all’anno) quella del medico Rosaria Tiberio che ha avviato una trattativa privata con il Comune dopo il primo bando andato deserto. Per la Tiberio, quella farmacia può portare guadagni.
E allora perché, finora, è stata solo un affare in perdita? Aperta dal 31 luglio 2005, con l’allora sindaco Pd Enzo Cantagallo, la farmacia avrebbe dovuto incassare soldi freschi per finanziare le attività dell’Azienda speciale dei servizi sociali, l’ente del Comune che ne ha sempre curato la gestione. Ma quella missione è fallita: le perdite dell’era Cantagallo – contenute in 27 mila euro per il 2005 e altri 29 mila per il 2006, l’anno della caduta dell’ex sindaco – sono lievitate fino al 2008. Nel 2009, l’Azienda speciale ha cambiato direttore: Nicola Grimaldi, nominato nel 2007 dall’allora sindaco di centrodestra Pasquale Cordoma, ha passato l’incarico a Eros Donatelli che è ancora in carica. È stato Donatelli a dettare una prima linea imprenditoriale per arginare le perdite della farmacia, ma lo stesso direttore si è scontrato, già dal 2009, con i nodi irrisolti della gestione che hanno continuato a tenere i conti in rosso fino a oggi.
Il primo motivo è il «basso margine sulle vendite»: il costo dei prodotti incide per circa 600 mila euro all’anno, mentre i ricavi si aggirano intorno a 800 mila. Ma questi profitti, nell’ordine dei 200 mila euro, non bastano a pagare i dipendenti: la spesa per il personale sfiora i 260 mila euro e altri 56 mila se ne vanno per l’affitto dei locali e il leasing delle attrezzature. Sono questi i costi che l’amministrazione del sindaco di centrodestra Francesco Maragno ha giudicato insostenibili scegliendo la strada dell’affidamento a un privato. Secondo Donatelli, l’esternalizzazione della farmacia – contestata da Pd e M5S – porterà benefici al Comune e ai clienti: «Si tratta di neutralizzare l’effetto negativo dei bilanci in cui, invece di essere la farmacia a finanziare i servizi sociali, accade il contrario. Lo spirito», spiega, «è ricevere un canone che vada a finanziare i servizi sociali. Ma non è un processo irreversibile: la concessione ha una durata di 9 anni, per cui è solo la sperimentazione di una modalità diversa di gestione. Ci sono, infatti, alcune cose che noi non possiamo fare proprio per i bilanci chiusi in perdita, come servizi aggiuntivi, dalla consegna a domicilio dei farmaci all’interazione con l’assistenza domiciliare». Quanto alla prevista crescita degli utili sui quali l’Azienda speciale potrà contare, Donatelli aggiunge: «L’Azienda ha chiuso l’ultimo bilancio con oltre 300 mila euro di utile e dal 2009 riesce a neutralizzare le perdite della farmacia. Inoltre, una parte del personale della farmacia è stato ricollocato in Azienda, per cui parte del costo grava ancora sull’ente. Il Comune ha inteso, con questa operazione, cercare di non avere attività in perdita che gravano sui servizi sociali».
Le attività che portano entrate all’Azienda, a oggi, sono tre: il parco Giovanni Paolo II, affidato a un privato che paga un canone; il Centro Trisi; i servizi cimiteriali. «Il Comune», conclude il direttore, «ha deciso di attuare tagli all’Azienda pari a 300 mila euro nel 2015 e altri 600 mila nel 2016».
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