Pochi infermieri o troppi “fuori posto”?
Sulla carta il personale sanitario è sufficiente, la Fials chiede verifiche
PESCARA. La gran parte fa turni massacranti nei reparti. Poi c’è una fetta che invece sta in ufficio. Qualcuno con diritto garantito da prescrizioni mediche per seri problemi di salute. Per altri si parla di “imboscati”. Ovvero i fuori posto segnalati anche alla magistratura. E raccapezzarsi per capire, numeri alla mano, quanti infermieri e operatori sociosanitari servano realmente alla Asl di Pescara – dunque all’ospedale e nei distretti di base del capoluogo, nonchè sul territorio tra ospedali, Rsa, centri di riabilitazione – diventa un rebus.
Una matassa che la Direzione generale dell’Azienda sanitaria locale insediata nel marzo scorso sta cercando di sbrogliare per poter fare richieste precise alla Regione, che nell’ambito del Piano di riordino della sanità deve vederci chiaro e che per ora, sulle richieste di assunzioni arrivate anche da alcuni sindacati, ha fatto notare che sulla carta, ovvero tra previsioni della pianta organica e numero di infermieri e Oss assunti, la forbice non sarebbe poi così ampia.
Di qui la richiesta di un incontro «urgentissimo» al direttore generale della Asl Armando Mancini «per risolvere il grave problema della carenza di infermieri e personale socio sanitario che sta mettendo in ginocchio i reparti dell’ospedale» da parte di Cgil-Fp e Uil-Fpl. Cui replica con forza e circostanziando nel tempo il problema la Fials: «Prima di affrontare quanto dichiarato da Uil e Cgil riguardo “emergenze” in numerosi reparti dell'ospedale di Pescara, è necessario fare alcune precisazioni», attacca il vice segretario del sindacato autonomo Nicla Di Nisio. «Con questa nuova gestione, dopo molti anni, si comincia ad avere un'idea molto diversa di come riorganizzare il personale. Difatti sono stati recuperati diversi infermieri che erano stati destinati ai Distretti e in altri servizi. Una inversione di tendenza che a qualcuno comincia ad essere scomoda. La Fials da anni solleva le problematiche del personale “fuori posto”, ovvero di personale assunto per ricoprire un determinato compito in un determinato settore, che invece, appena entrato in servizio, già il giorno dopo, trovava “ospitalità” in altri uffici e servizi dove la sua qualifica non è contemplata».
Insomma sembra che alcuni infermieri e Oss siano passati alla guida di ambulanze o in uffici e laboratori, cambiando mansione ma conservando l’indennità. Alcuni con prescrizioni mediche che per problemi di salute dunque “vietano” ad esempio di alzare pesi, che però svolgono il lavoro prescritto in intramoenia, ossia nelle prestazioni a pagamento della Asl. La Fials con la Cisl Funzione pubblica rivendica di aver denunciato questa situazione durante altre gestioni della Asl. «Abbiamo da anni sostenuto che il dipendente che per qualche problematica ha una qualche prescrizione rimane nel posto dove è inquadrato», ricordano Fials e Cisl Fp. «Ci rimane svolgendo la attività lavorativa senza quegli atti per cui ha ottenuto la prescrizione. Altrimenti sulla pianta organica abbiamo un numero di personale infermieristico e Oss falsificato. Questo comporta innanzitutto carenza in molti reparti, dove il personale presente deve prodigarsi anche per i colleghi adibiti ad altre mansioni. Una offesa anche per i cittadini che pagano le tasse e si attendono servizi dignitosi». «Dallo scorso marzo, quando ci siamo insediati», spiega il direttore sanitario della Asl Valterio Fortunato, «abbiamo adottato la linea di rivalutare le posizioni del personale infermieristico e non solo per le difficoltà legate al blocco delle assunzioni. Abbiamo avviato un riesame delle situazioni sulla base di capacità professionali e prescrizioni mediche, cercando di riportare in ospedale persone idonee e scambiandole sul territorio con personale ospedaliero che ha prescrizioni compatibili con attività sanitaria sul territorio. É un procedimento da attuare gradualmente, comunicato a tutte le organizzazioni sindacali. A tutt'oggi sono state recuperate una decina di unità valide per i reparti e le esigenze ospedaliere, scambiate con persone prescritte ma utilizzabili per esigenze dei distretti. Va detto che il personale va poi addestrato alle nuove funzioni». Ad ora la Asl ha chiesto alla Regione l’assunzione di 10 infermieri e 15 Oss, anche se sta valutando per il 2017 ulteriori fabbisogni che tengano conto di nuovi pensionamenti e cambiamenti in corso nei vari ospedali in base al Piano sanitario regionale. Il tutto compatibilmente con il tetto di spesa fissato dalla Regione nel piano di rientro per Asl di Pescara.
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