Poliziotti a processo Testimonia Muriana

PESCARA. Entra nel vivo il processo a carico di due poliziotti, un tempo in servizio a Pescara, accusati di aver messo a punto due esposti diffamatori nei confronti di Nicolino Sciolè, a capo della...
PESCARA. Entra nel vivo il processo a carico di due poliziotti, un tempo in servizio a Pescara, accusati di aver messo a punto due esposti diffamatori nei confronti di Nicolino Sciolè, a capo della sezione antidroga della squadra mobile. I due, trasferiti in altre sedi dal capo della polizia, sono Dante Cecamore, che ora lavora a Lanciano, e Mario Costantino, in servizio a Teramo.
Ieri hanno deposto due dei testi dell’accusa e cioè il dirigente della Mobile, Pierfrancesco Muriana, e Sciolè, che hanno risposto alle domande del pubblico ministero e dell’avvocato Melania Navelli, difensore dei due imputati. Al centro della vicenda giudiziaria gli esposti anonimi arrivati a settembre 2013 e a marzo 2014 in questura, in Tribunale e ai carabinieri di Montesilvano. Esposti diffamatori nei confronti di Sciolè e contenenti una serie di “informazioni” dettagliate sui vari componenti della sua famiglia per spaziare dettagliatamente anche sulle frequentazioni dei figli.
Come emerso dalle testimonianze di ieri è sorto subito il dubbio che quelle lettere fossero opera di un appartenente alle forze dell’ordine, per il modo in cui erano state scritte. Ed è stato ipotizzato che qualcuno potesse aver attinto una serie di dettagli (riservati) dal Centro elaborazione dati del ministero dell’Interno il cui accesso è riservato alle forze di polizia ma esclusivamente durante le attività di indagine. Un accesso possibile, peraltro, solo a chi è abilitato. È stato quindi interpellato il Ced, all’epoca, per appurare l’esistenza di eventuali accessi e sarebbe emerso così che Cecamore e Costantini avrebbero interrogato il “cervellone” in più occasioni, a partire dal 2012 e fino al 2014. Le interrogazioni avrebbero riguardato poliziotti e familiari di poliziotti nonché le persone vicine a Sciolé di cui parlavano i due esposti. E ieri Muriana ha messo in evidenza che i vari quesiti al Ced sono avvenuti senza che ci fosse una ragione di servizio, quindi non per motivi legati all’ufficio. Sciolé ha evidenziato i contenuti infamanti degli esposti, in particolare quello del 2014, che hanno toccato non solo la sua persona ma anche i suoi affetti più cari. Testi scritti con toni calunniosi e ingiuriosi, per Sciolè, e sgrammaticati in alcuni passaggi. Ma talmente dettagliati che solo una persona vicina avrebbe potuto sapere alcuni particolari.
Nella prossima udienza, il 19, saranno ascoltati altri testi, anche della difesa. (e.r.)
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