Polo culturale nel palazzo ex Ferrovie

17 Febbraio 2018

Via Michelangelo: l’immobile in abbandono da più di dieci anni diventerà un centro di didattica accademica con museo

PESCARA. Sta lì abbandonato da più di dieci anni. Le finestre murate dopo essere stato per lungo tempo il ritrovo di tossicodipendenti e senzatetto, i lucchetti e i cancelli a sbarrare il passo a chi ogni tanto ci riprova anche, a saltare dall’altra parte. Ma inutilmente.
L’edificio di due piani a mattoncini rossi alla fine di via Michelangelo, sul curvone che, subito dopo il Bingo, porta verso la stazione, sta così da tanto. Dopo che Rfi, la Rete ferroviaria italiana, ha spostato i suoi uffici alla stazione.
«Una presenza ingombrante», confida una residente che abita proprio nella palazzina a fianco, «perché ce l’abbiamo proprio in mezzo alle case. Ma per fortuna, almeno hanno smesso di venirsi a drogare e a spacciare droga». Tempi non troppo lontani che indussero i residenti della zona compresa tra via Bramante, via Michelangelo e via Botticelli a sollecitare un intervento che si tradusse nei lucchetti ai recinti e alle porte e nelle finestre murate, e che da allora hanno reso inaccessibile l’edificio dove pure, racconta ancora la residente, «una volta all’anno viene qualcuno a pulire tutta l’area. Quindi», ipotizza speranzosa, «un proprietario ci sarà sicuro».
E infatti il proprietario c’è. Un proprietario nuovo, rispetto al primo che acquistò l’edificio da Rfi. «Credo fosse una società con vari soci», riferisce un altro residente, «e che poi ha ceduto l’immobile. Da allora, però, non sappiamo più niente». Una dichiarazione che ha il tono e il sapore di una resa rassegnata, da parte di chi abita nelle palazzine intorno, a vivere all’ombra di quel fazzoletto blindato. Ma presto la loro pazienza potrebbe essere premiata grazie al progetto che dovrebbe ridisegnare di netto i connotati del rione, avviando la zona a diventare il cuore di un polo didattico e culturale.
Da circa due anni, infatti, il nuovo proprietario dell’edificio è la Fondazione PescarAbruzzo, la stessa che a poche centinaia di metri da lì, di fronte alla vecchia stazione, sta trasformando l’ex Banco di Napoli in un polo museale. Senza farsi concorrenza, ma al contrario completandosi, i due edifici farebbero parte di un unico disegno. E se sul lato mare di corso Vittorio sorgerà il museo dove sarà ospitata l’importante collezione artistica della Fondazione, quella degli impressionisti nordici di metà Ottocento appartenenti alla scuola di Civita d’Antino, dalla parte opposta, su via Michelangelo, nel giro di due-tre anni dovrebbe prendere vita un polo ad ampia valenza didattico-culturale. Più precisamente, un polo di alta formazione accademica, con annesso spazio museale che non farà concorrenza, ma anzi completerà, la proposta culturale dell’altra struttura.
Diversi, però, i tempi di realizzazione dell’una e dell’altra. Se al polo culturale dell’ex Banco di Napoli i lavori sono già iniziati, e il primo lotto è già stato ultimato, per l’ex edificio delle Ferrovie c’è ancora da approvare il progetto. Quello definitivo dovrebbe essere pronto il progetto a breve per poi dare il via alla procedura d’appalto da concludersi nel giro di pochi mesi.
Un polo di alta formazione che, stando alla valenza accademica prospettata, dovrebbe essere legato a doppio filo alle attività dell’università.
Sicuramente una buona notizia per i residenti che da anni convivono all’ombra di quelle finestre murate e di quei lucchetti e che ancora oggi non sanno di chi è, e alla domanda «Che ci faranno?», rispondono ancora: «Boh, sono più di dieci anni che sta così».
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