Porto, tempi più celeri per il progetto

Ieri la decisione: la procedura di Valutazione dell’impatto ambientale non sarà nazionale, ma locale
PESCARA. La deviazione del porto canale rientra tra le opere in difesa della costa dalle mareggiate e in difesa dei pescherecci in ingresso: per questo dovrà essere sottoposta a Valutazione di impatto ambientale (Via) regionale. Di conseguenza al primo lotto di interventi (costo di 15 milioni di euro) si dovranno aggiungere altri 3,3 milioni, precedentemente esclusi dal quadro economico, pari all’applicazione dell’Iva al 22%. E altri 2 milioni e 640 mila euro andranno sommati al secondo lotto del progetto, inizialmente stimato in 12 milioni. Lo ha stabilito ieri il comitato di coordinamento regionale per la valutazione di impatto ambientale, accogliendo i chiarimenti avanzati dalla stazione appaltante, l’Arap, presieduta da Giampiero Leombroni, e scongiurando così l’attivazione delle procedure di competenza statale che avrebbero fatto aumentare di almeno un anno i tempi di realizzazione dell’infrastruttura sottoponendola al parere di Via nazionale. In sostanza è stata giudicata valida la tesi in base alla quale gli interventi necessari alla deviazione del porto canale rientrano nella tipologia di “opere costiere destinate a combattere l’erosione e lavori marittimi volti a modificare la costa, mediante la costruzione di dighe, moli e altri lavori a difesa del mare” oltre a costituire “modifiche o estensioni di progetti già autorizzati, realizzati o in fase di realizzazione”. Come hanno reso noto il consigliere regionale di Forza Italia Lorenzo Sospiri e Enzo Del Vecchio, componente del comitato di gestione nell’ambito dell'Autorità di sistema portuale, al termine della riunione che si è tenuta in Regione, con questo ulteriore passaggio «sono stati rimossi tutti i dubbi che avrebbero potuto ritardare l’avvio del progetto e si potrà quindi procedere in maniera spedita con la successiva fase realizzativa».
Nello specifico, gli interventi necessari a deviare il porto canale comprendono l’apertura verso il largo e la deviazione del flusso delle acque del fiume, con l’aggancio alla nuova apertura della diga foranea attraverso un braccio sinistro che permetta a nord l’ormeggio dei pescherecci e il riparo dalle correnti e con un braccio destro che invece si allunga verso sud per favorire l’attracco delle grandi imbarcazioni commerciali: dalle petroliere del gruppo Di Properzio ai traghetti diretti verso l’altra sponda dell’Adriatico. Inoltre si dovrebbero costruire nuove vasche di colmata per i futuri dragaggi. Il primo lotto costerà 18,3 milioni di euro, mentre l’altro intervento 14 milioni e 640 mila euro (Iva compresa). «I soldi per la prima tranche ci sono», dice Sospiri, «sono già stati inseriti nel Masterplan regionale, bisognerà finanziare la seconda parte». Del Vecchio chiarisce che ora, «una volta chiarita che la competenza spetta alla Regione, il comitato di coordinamento regionale ha 45 giorni di tempo per la verifica di assoggettabilità, che serve a definire se il progetto determina potenziali impatti ambientali negativi».
Ylenia Gifuni

