Porto tra rifiuti e reti abbandonate

4 Marzo 2016

La denuncia degli operatori, Leardi: banchine nel degrado, servono lavori urgenti

PESCARA. Le banchine del porto sono «abbandonate». Lo denunciano gli operatori del porto che hanno scattato le foto che racconto di uno stato di degrado. «Non c'è più nessuno che vi accede se non qualche pensionato a passeggio con la bicicletta o qualche pescatore armato di canna», dice Gianni Leardi. «I fondali ormai si sono ridotti talmente che ormeggiano soltanto pescherecci e in determinate condizioni e con carichi parziali una sola Petroliera che rifornisce di combustibile le nostra regione. Si sta procedendo ad un dragaggio che servirà a zittire qualcuno per pochi giorni e che non otterrà nulla di significativo, soltanto spese per i contribuenti. Soltanto fino a 5 anni fa era un continuo ingresso di navi, turistiche e commerciali , attività dedite alla pesca, si è anche creata la Direzione marittima». Secondo Leardi, «il porto, anche se non lo si vuole ammettere, è chiuso da anni: chiunque abbia una esperienza di porti potrebbe constatare che l’operatività è praticamente bloccata. Le attività che insistono sul porto, dopo una lunga agonia, hanno chiuso licenziando i dipendenti che, in silenzio, hanno lasciato i propri lavori un tempo redditizi».

Leardi chiama in causa la politica: «Si sono succedute amministrazioni di tutti i colori politici ma a tutt’oggi non si è risolto nulla. Si continua a litigare fra le parti e a ostacolarsi a vicenda affinché tutto rimanga fermo». Leardi chiede uno scatto per ridare vita al porto «con un patto di ferro tra coalizioni politiche, operatori e interessi forti». Ma la realtà è che il Prg portuale è ancora bloccato: «In altre località, probabilmente più evolute, si griderebbe allo scandalo», conclude Leardi, «si dimetterebbero i più importanti amministratori, qui a Pescara tutto tace, se provi a chiedere risposte nessuno è disponibile. La risposta è sempre la stessa: bisogna aspettare».

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