Pressioni sulla Juve, assolto Fabio D’Alonzo

22 Ottobre 2021

Residente a Elice, era tra i tifosi accusati di associazione per delinquere: non ha commesso il fatto

MONTESILVANO. Fra gli imputati del processo Last Banner, che si è concluso a Torino a carico di una dozzina di tifosi accusati di aver esercitato pressioni sulla Juventus con una serie di ricatti al Club, violenze private e associazione per delinquere, c’era anche il pescarese residente ad Elice, Fabio D’Alonzo: l’unico, tra quelli accusati di associazione per delinquere, ad essere assolto.
Il tribunale ha concluso il processo con sei condanne ed altrettante assoluzioni: la condanna più alta, 4 anni e 10 mesi è stata inflitta a Gerardo Mocciola, indicato come leader dei Drughi. Secondo il capo di imputazione, D'Alonzo veniva indicato con il «ruolo di fidato collaboratore di Mocciola, con il quale mette a punto le strategie estorsive in curva, anche cooperando con Scarano (condannato a 3 anni e 3 mesi ndc) e curando i comunicati esterni, nonché attivandosi per il reperimento dei titoli di ingresso». Reati che avrebbero coperto un arco temporale dal giugno del 2018 alla data delle misure cautelari, e cioè al 16 settembre 2019. Il suo legale, l’avvocato del foro di Chieti, Giampiero Seccia, è riuscito a far assolvere D’Alonzo con la formula «per non aver commesso il fatto», riuscendo a dimostrare al tribunale la sua estraneità ai fatti contestati e soprattutto il fatto che l’imputato non era organico all’associazione per delinquere così come ricostruita dalla procura torinese. I tentativi di estorsione dei gruppi ultras nei riguardi della Juve, secondo l’accusa erano tesi all’ottenimento di biglietti e agevolazioni; c’erano poi i reati di minaccia e violenza privata nei confronti dei tifosi comuni (detti pinguini), e le minacce e i tentativi di estorsione realizzati contro i gestori dei bar siti nell'Allianz Stadium da parte dei leaders del gruppi ultras.
«Sono soddisfatto che nei confronti di D’Alonzo è stata fatta giustizia», commenta il difensore Seccia. «La tesi della procura è stata completamente smentita dal tribunale. In dibattimento è infatti risultato che D’Alonzo si è sempre occupato del procacciamento e della rivendita dei biglietti per conto proprio. È stato, in altre parole, escluso che l’attività di procacciamento del D’Alonzo costituisse uno strumento estorsivo nei riguardi della Juventus». (m.cir.)