Priante: «Il turismo? I riti e le tradizioni tesoro dell’Abruzzo»

La presidente dell’Enit indica una strategia per il rilancio: «Va adottata una politica dei prezzi che sia sostenibile»
Il turismo è industria, scienza, ma anche filosofia di vita. Il marketing un utile strumento per promuovere il territorio. Ma soprattutto il turista va inteso come un viaggiatore evoluto che puoi anche attirare, ma di certo non ingannare. Sono i temi dominanti del pensiero di Alessandra Priante, nuovo presidente di Enit (Ente nazionale del turismo). Aquilana, con una lunga esperienza internazionale (vedi scheda in pagina), mostra un legame ancestrale con l’Abruzzo.
Presidente, perché un turista dovrebbe scegliere l’Abruzzo per le sue vacanze?
E perché no? In questo momento è l’emblema di quello che è il vero turismo delle aree interne. È una regione che ha tutto, montagne e mare, colline, storia, cultura millenaria, tra catacombe e ritrovamenti archeologici. È oltretutto molto vicino a uno snodo aeroportuale fondamentale come quello di Roma. Come direbbero gli spagnoli, “lo tiene todo”, ha tutto.
E poi ci sono gli abruzzesi.
Ecco, la gente d’Abruzzo, l’umanità della comunità che oltretutto è sempre più straordinaria perché, per esempio, ci sono moti sindaci giovani, illuminati che non solo amano il proprio territorio, ma ne conservano le tradizioni e le valorizzano. Sanno lavorare insieme.
Si riferisce a qualche sindaco in particolare?
Penso a Pierluigi Biondi dell’Aquila, ad Angelo Ciminelli di Ovindoli, a Nicola De Simone di Scurcola Marsicana, a Enzo Di Natale di Aielli, per citarne solo alcuni. Purtroppo sono troppo poche le donne sindaco, che in realtà sono le vere regine dell’accoglienza.
Il turismo è marketing territoriale, si fa abbastanza per promuovere la nostra regione?
Turismo non è marketing, è un’industria, è una scienza, è parte della nostra vita. Il marketing è uno degli strumenti che servono a promuovere i territori destinazione dei flussi turistici. Noi abbiamo sempre questa visione del si può fare di più, ma è soprattutto il metodo e l’ambizione del fare sempre meglio che vanno preferiti. Il lavorare insieme rappresenta il pilastro base su cui fondare una buona campagna di marketing. L’esperienza deve essere indimenticabile e ripetibile.
In che senso?
Il turismo non è un flusso solo in andata, ma si allarga e si approfondisce. Importante è creare il legame con i segmenti di utenza desiderati, affinché diventino ambasciatori e raccontino, facciano in modo che vi sia un sentimento positivo dell’esperienza che si comunica. Importante è che sia autentica e racconti il territorio. Nel turismo difficilmente si riesce a mentire. Puoi anche fare una straordinaria campagna di comunicazione che attiri persone, ma se è solo quello il turista viene, ma non torna. L’Abruzzo ha un tale spessore di esperienza che il flusso non può che essere profondo.
Ma i turisti bisogna comunque attirarli.
Vero, ma molti arrivano per caso, altri grazie ai parenti e quando arrivano restano talmente colpiti che inventano il passa parola, è il tipo di turismo a cui l’Abruzzo deve puntare. Ma dobbiamo essere più ambiziosi. Noi tendiamo a essere gentili e umili. Sono due valori fondamentali, ma spesso l’umiltà viene equivocata e il rispetto associato all’aggressività. L’abruzzese non è mai arrogante, è semplice, molto legato alle proprie tradizioni. Cerchiamo di ritrovare la fierezza abruzzese in quello che comunichiamo. Valorizziamo i momenti magici.
Ci fa qualche esempio?
A Ovindoli ho fatto l’esperienza della processione e il sindaco Angelo Ciminelli mi ha fatto l’onore di volermi vicino durante le celebrazioni. Ebbene, la semplicità della chiesa, le parole del parroco don Bruno del Madagascar, il coro intonatissimo. Era tutto profondo, poi la processione con le signore che fanno a gara per omaggiare la statua di San Sebastiano. Ecco, questo è il mio Abruzzo. Sono contenta che ci siano sindaci giovani che vogliono mantenere le tradizioni vive.
Lei parla spesso di tradizione, è la chiave giusta?
Io ripenso a quando ero bambina, c’erano le feste patronali con la questua. Sono tradizioni che vanno mantenute perché il problema dello spopolamento dei piccoli borghi incide sul turismo. Se i borghi si spopolano, viene a mancare l’anima del paese stesso. La montagna, poi, è il simbolo della destagionalizzazione del turismo. Outdoor in estate, invernale con lo sci, ma anche i periodi intermedi, con il trionfo dei fiori e dei frutti, va valorizzato. Ormai l’Abruzzo ha perso quasi tutte le industrie. Se noi alziamo il livello economico alzando la consapevolezza sull’Abruzzo poi possiamo consolidare le eccellenze scientifiche e culturali.
Oggi è cambiata la tipologia del turista. Si sceglie sempre più il mordi e fuggi perché i soldi sono meno. Si registra una speculazione dei prezzi, come si può arginare?
È un cane che si morde la coda. Oggi c’è chi si lamenta dei troppi turisti, ma quello è frutto di una cattiva gestione. Non si possono accogliere troppe persone se non hai i servizi adeguati. E ci sono fenomeni dell’abuso dell’ambiente che hanno un effetto orrendo su chi ci vive. Questo si evita con strategie mirate, ma se alzi i prezzi non fai del bene a nessuno. Chi viene, anche se è disposto a pagare, lo farà una sola volta e poi non tornerà più. Il prezzo non può essere l’unico fattore a gestire i flussi, anzi deve essere l’elemento finale che definisce l’offerta. Prima definisci l’offerta e poi le dai un valore usando il buonsenso.
Oggi sono sempre meno le famiglie che possono permettersi una vacanza.
È vero, ma l’Abruzzo, come anche il Molise e alcune zone delle Marche, è ancora abbordabile e quindi rischia di attrarre una clientela che non vorrebbe. Non può essere solo una meta di rifugio, ma deve puntare ad altro. Deve investire sulla qualità della propria offerta, creare più hotel a 4 e 5 stelle. Solo così il turista lo tieni per 10 giorni, puoi prenderlo per mano e portarlo a riscoprire le cose perse: il tombolo, la pasta fatta a mano, la creazione dell’artigianato sul legno.
Da un recente studio emerge che in Abruzzo sono ancora pochi i turisti stranieri rispetto agli italiani. Si fa abbastanza per attivare i tour operator all'estero?
Se all’Aquila ogni tanto c’è qualche turista straniero accade in maniera casuale. Un esempio riguarda Ovindoli. Ero al bar e ho trovato uno straniero. Gli ho chiesto da dove arrivasse e mi ha risposto da Losanna. È un avvocato e mi ha raccontato che ha scelto l’Abruzzo perché qui da noi trova piante che in Svizzera non ci sono più. Noi abbiamo un’unità di offerta che ci impone di accogliere al meglio lo straniero. Per questo dobbiamo parlare più lingue, fare la formazione degli operatori e attirare segmenti di utenza straniera che predilige quel tipo di turismo.
Può bastare?
Un altro grande filone è il turismo delle radici. Gli emigranti abruzzesi sono famosi in tutto il mondo e il ministero degli esteri parla del turismo delle radici. Bisogna costruire dei pacchetti che comprendano tariffe agevolate delle linee aeree che consentano di recuperare emigranti ed emigrati, con seconde e terze generazioni che possono tornare. Sono persone che vanno nei borghi e nei piccoli villaggi.
Vino e olio di alta qualità, arrosticini e spaghetti alla chitarra sono elementi riconoscibili del luogo. Può essere il turismo enogastronomico una chiave di volta per tipicizzare il prodotto Abruzzo?
Assolutamente sì e aggiungerei i formaggi. Il cacio di Gregorio Rotolo è il migliore del mondo, senza dimenticare la tipicità del maiale con una stagionatura particolare, le ferratelle e il torrone dei fratelli Nurzia. Sono stati un simbolo del post-terremoto, un simbolo della resilienza. “Non mollemo”, detto in dialetto aquilano, rappresenta tutti noi e non ha colore politico. Abbiamo vissuto situazioni dure, ma l’abruzzese rimane dritto, non molla mai. I miei migliori amici e amiche sono le amiche d’infanzia, quelle che ci sono sempre e sono così.
Qual è il suo luogo preferito per le vacanze in Abruzzo?
In questo momento è Ovindoli. Per il prossimo anno vedremo.
Dopo l’esperienza internazionale di direttore per l’Europa dello Unwto, l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di turismo a livello globale, in che misura può incidere sull’attività dell’Enit?
Ho accettato perché voglio mettere a disposizione non solo le mie conoscenze sul turismo, ma anche le esperienze che ho vissuto negli altri Paesi che ho conosciuto alle Nazioni Unite. Porto il mio bagaglio e la mia esperienza al totale servizio di Regioni, operatori e strategia nazionale del turismo. Per dirla in maniera più chiara: condivido tutto ciò che ho.
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