Prima protesta in piazza: «Aiuti subito o moriremo»

In 400 contro le chiusure dei locali alle 18. Domani la manifestazione ufficiale
PESCARA. La prima reazione dopo le ultime misure per cercare di contenere l'aumento della curva epidemiologica e frenare così i nuovi casi di Covid-19, è una piazza piena di circa quattrocento tra ristoratori, barman, titolari di pub, birrerie, enoteche e gastronomie che da ieri hanno dovuto abbassare le serrande alle 18. Dopo il tam-tam partito attraverso i social e diffusosi nel giro di poche ore con il passaparola, in tantissimi si sono ritrovati per strada ieri pomeriggio, all’orario di chiusura delle attività, per protestare contro le ultime restrizioni che resteranno in vigore fino al 24 novembre e che hanno portato al crollo del lavoro di esercizi come palestre, piscine, centri benessere, culturali, sociali e ricreativi.
Si tratta della prima manifestazione, estemporanea, che anticipa di fatto quella ufficiale proclamata dalle associazioni di categoria per domani nel cuore della città, a piazza della Rinascita, sempre alle ore 18, con l’obiettivo di portare per strada «almeno mille persone».
IL PRESIDIO A PIAZZA MUZII Un sit-in pacifico, senza bandiere né colori politici, fatta eccezione per il tricolore che ha sventolato al centro di piazza Muzii tra serrande dei locali abbassati, luci spente e centinaia e centinaia di mascherine e telefonini accesi per filmare il primo raduno abruzzese dopo il decreto annunciato domenica a ora di pranzo dal premier Giuseppe Conte. La cornice non è stata scelta a caso. L’organizzatore, Alessio Occhiocupo, uno di quei piccoli imprenditori colpiti dalle ultime misure restrittive imposte dal Governo, che come racconta è diventato papà per la seconda volta da alcuni giorni, ha chiamato a raccolta i suoi colleghi nel luogo simbolo del divertimento e dello svago pescarese. I manifestanti hanno riempito ogni angolo di piazza Muzii, una delle aree più penalizzate anche dopo la riapertura di maggio scorso, tra ordinanze restrittive e orari dei locali ridotti per tutta l’estate, ma che di fatto rappresenta il distretto food and beverage più importante d’Abruzzo.
“AIUTI SUBITO O MORIAMO” La richiesta dei commercianti è semplice ed è stata rivolta simbolicamente da Pescara ai rappresentanti politici in Parlamento. «Abbiamo bisogno di ristori e aiuti immediati dallo Stato», sintetizza Occhiocupo, «sono fondamentali per pagare affitti, bollette, stipendi dei dipendenti e altre tasse, perché le nostre non sono attività superflue, ma rappresentano il sostentamento di migliaia di famiglie e dei nostri figli. Se questi soldi non arriveranno subito, falliremo tutti».
DOMANI NUOVA PROTESTA «Ma questa è solo la prima protesta», garantiscono gli organizzatori, invitando la folla a tornare per strada domani, in occasione della manifestazione ufficiale partita dai vertici di Pescara Viva e che punta però a convogliare tutte le altre sigle del commercio a piazza della Rinascita, sempre alle ore 18, con l’obiettivo «di arrivare almeno a mille partecipanti» e «restituire simbolicamente le licenze delle attività», anticipa il presidente del consorzio Mario Palladinetti.
La manifestazione di domani ha ricevuto anche il sostegno dell’assessore comunale al commercio Alfredo Cremonese che domenica aveva già annunciato la volontà di rimettere la sua delega al premier in segno di protesta, invitando gli amministratori di tutta Italia a fare lo stesso.
I PROTAGONISTI Intanto, al presidio di ieri che di fatto ha anticipato quello ufficiale, hanno partecipato ristoratori, baristi, gestori di palestre, operatori di centri scommesse e sale bingo, ma anche lavoratori della cultura, del teatro e delle ludoteche in rappresentanza di tutti i settori colpiti dal decreto oltre a tantissimi cittadini comuni che sono scesi in piazza «in segno di solidarietà per manifestare il nostro insindacabile diritto al lavoro». Imponente anche la presenza delle forze dell'ordine per controllare il rispetto delle misure di sicurezza con polizia, carabinieri, finanza e municipale schierati agli angoli delle strade.
«Ci hanno fatto investire per il distanziamento e la sicurezza», hanno insistito più volte i manifestanti, «abbiamo comprato plexiglass, gel e altre cose e adesso invece ci fanno chiudere». «Dovrebbero farci vedere i dati e dirci dove ci si contagia», ha ribadito Marco D’Amato, vicepresidente dell’associazione Abruzzo indipendente, «non certo nelle palestre o nei ristoranti, ma piuttosto sui mezzi del trasporto pubblico affollato». In tanti hanno preso la parola raccontando di non avere ancora ricevuto la cassa integrazione dei mesi primaverili e, altri, si sono sfogati nei confronti delle istituzioni, dicendo più volte di sentirsi «penalizzati dalle nuove restrizioni».
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