Processo a tre notai, citati 380 testimoni

Buta, Faieta e Mastroberardino accusati di falso. Tra i nomi convocati in tribunale Sebastiani, Sciarra, Cordoma e Pagliaroli
PESCARA. Sono numeri da maxi processo quelli che riguardano il procedimento che si apre questa mattina contro Grazia Buta, Marco Faieta e Antonio Mastroberardino, tre notai accusati di falso in relazione all'autentica di decine e decine di firme dei soci della Bcc di Cappelle sul Tavo in occasione delle elezioni che si tennero nel 2015.
Tra accusa, imputati e parte civile, in totale si contano 380 testimoni (anche se alcuni si ripetono nelle varie liste testimoniali): nella lista del pm Silvia Santoro ne sono presenti 218; in quella della parte civile (la banca) a quei 218 se ne aggiungono altri 20; la difesa Faieta ne ha in lista ben 121; Buta 17 e Mastroberardino soltanto 3.
Molti di questi testimoni che sfileranno davanti al tribunale sono chiamati a fare chiarezza su quanto avvenne in occasione di quelle contestate elezioni dei nuovi vertici della banca, vinte dal presidente uscente Michele Borgia, finito a sua volta sotto processo perché denunciato dalle stesse persone che hanno messo nei guai i tre notai per lo stesso motivo: le autentiche delle firme sulle deleghe dei soci per le votazioni.
Insomma, quelli che scatenarono la guerra contro Borgia dopo essere stati sconfitti, dovranno adesso venire a testimoniare, chiamati dalla difesa dei due notai ai quali viene contestato il maggior numero di presunte irregolarità (Faieta e Buta), con l'intento di fare chiarezza su quelle convention pre-elettorali e soprattutto per dimostrare che i notai vennero indotti in errore dagli organizzatori della lista di Filippo Falconio, che all'epoca era il candidato presidente che venne poi sconfitto.
Una lista di testimoni eccellenti dove sono presenti big dell'imprenditoria abruzzese, della politica, professionisti noti, tutti sostenitori della lista Falconio.
E parliamo del presidente della Pescara Calcio Daniele Sebastiani; degli ex sindaci di Montesilvano, Pasquale Cordoma e Paolo Di Blasio; dell'ex parlamentare Carlo Costantini; degli imprenditori Marco Sciarra e Gianni Pagliaroli. E poi ancora avvocati e tanti volti noti nelle varie professioni, chiamati a raccolta dal gruppo Falconio. Furono gli stessi notai a tirare in ballo gli appartenenti all'organizzazione nel tentativo di scaricarsi dalle presunte responsabilità.
«Alla luce di quello che mi viene contestato non posso nemmeno escludere», dichiarò nell’interrogatorio il notaio Buta, «che in quella confusione, malgrado la mia attenzione, qualcuno mi abbia inserito fotocopie di documenti o deleghe da me non verificate sul posto, anche perché venivo aiutata a formare le cartelline da persone dell'organizzazione Falconio».
Il notaio Faieta fu invece ancora più preciso e parlò del "ragioniere", da lui stesso identificato come Paolo Di Blasio (candidato per il cda della banca con la lista Falconio), che lo affiancava quale membro dell'organizzazione.
«Prendo atto delle deleghe che mi vengono mostrate e delle testimonianze di alcuni deleganti...posso solo immaginare che si sia trattato di deleghe che mi hanno "infilato" gli organizzatori a mia insaputa tra quelle che io ho firmato alla fine di quelle serate, pensando in buona fede di autenticare solo firme di persone che erano passate davanti a me».
E sì, perché il problema è che molti dei deleganti, diverse decine, molti di più di quelli che vengono contestati a Borgia nel procedimento parallelo, avrebbero disconosciuto la loro firma o dichiarato di non aver firmato davanti al notaio. E il processo dovrà chiarire proprio questi aspetti.
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