Processo giunta fantasma, rinvio al 20 maggio

D’Alfonso ed ex amministratori regionali accusati di falso. Il senatore: «La verità salterà fuori in aula»
PESCARA. Neppure il tempo di ascoltare il primo teste dell'accusa, un maresciallo dei carabinieri del Noe, che il processo per falso a carico dell'ex governatore e attuale senatore Luciano D'Alfonso (ieri unico imputato presente in aula), degli ex assessori Dino Pepe, Marinella Sclocco, Donato Di Matteo e Silvio Paolucci, dell'ex segretario della presidenza Claudio Ruffini e dell'ex capo di gabinetto Fabrizio Bernardini, è stato rinviato al 20 maggio.
Il motivo è legato ad una eccezione sollevata dalla difesa di D'Alfonso, relativa ai riferimenti che il teste ha iniziato a fare sui tabulati telefonici di Ruffini e di altri personaggi legati a questa vicenda giudiziaria.
Nella precedente udienza il giudice Scalera aveva accolto l'eccezione della difesa ed escluso dal processo le intercettazioni di Ruffini, nate da un procedimento diverso, relativo all'appalto per la ricostruzione di Palazzo Centi all'Aquila, peraltro concluso con l'archiviazione. Ebbene la difesa ha sostenuto che neppure quei riferimenti ai tabulati potevano essere fatti in aula dal teste che stava ricostruendo le origini dell'attuale processo, nel quale si sostiene, in base appunto alle telefonate di Ruffini, la falsa presenza in giunta (nella quale si parlava della fase preparatoria ai lavori al Parco Villa delle Rose di Lanciano), il 3 giugno del 2016, dell'allora presidente, contrariamente alla delibera che venne stilata e che dava come presente D'Alfonso.
Eccezione rigettata dal giudice, ma con una motivazione che lascia probabilmente ancora aperto il problema. Nella sua ordinanza di rigetto il giudice ha scritto che i tabulati sono ammissibili, ma che devono essere corredati dal «decreto motivato del pubblico ministero» che, all'epoca della nascita dell'inchiesta, e cioè quando le intercettazioni vennero traslate nell'attuale procedimento, era il pm Rosaria Vecchi e non il collega Andrea Di Giovanni che ha ereditato il procedimento.
E sulla scorta della decisione del giudice, il pm ha chiesto il rinvio per poter produrre questi tabulati: carte che entreranno quindi nel fascicolo del giudice, ma solamente se corredate dai decreti del pm dell'epoca.
«Mi si contesta la mancata presenza», ha commentato il senatore D'Alfonso a margine dell'udienza, «durante una giunta regionale del 3 giugno 2016».
«Sono convinto», ha aggiunto il parlamentare, «che il confronto fra le parti, neanche un confronto impegnativo, possa risolvere tutto. Tra l'altro ho visto un clima che ha volontà di far emergere la verità, per cui sono molto soddisfatto».
Il 20 maggio si torna in aula per ascoltare due carabinieri del Noe e due ex collaboratori della segreteria di Luciani D'Alfonso.
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