Procurato allarme, il pm: Foschi a processo

La vicenda del filmato (risultato infondato) sul comando dei vigili urbani vuoto e l’armeria incustodita
PESCARA. L’ex assessore alla polizia municipale, consigliere comunale della Lega e presidente della commissione sicurezza, Armando Foschi verrà processato per procurato allarme. Lo ha deciso il sostituto procuratore Luca Sciarretta che, dopo l’avviso di conclusione delle indagini inviato all’imputato lo scorso settembre, ha deciso per la citazione diretta a giudizio per Foschi, saltando la fase dell’udienza preliminare, trattandosi di un reato contravvenzionale per il quale è prevista la sanzione di un’ammenda.
Sarà il giudice monocratico a occuparsi della vicenda nei primi mesi del 2021 (la data dev’essere fissata). La vicenda che ha messo nei guai l'esponente politico riguarda il suo blitz, il 17 luglio 2019, negli uffici del comando provinciale della polizia municipale di Pescara: un blitz che forse aveva come obiettivo quello di colpire i vertici dell'epoca della municipale. Foschi aveva girato un filmato negli uffici che apparivano deserti e incustoditi, con l’armeria senza controllo, e l’aveva postato sui social.
Nel commentare il suo post, Foschi aveva parlato di «episodio gravissimo», raccontando il suo breve tour dove, scriveva, «ho trovato la porta d'ingresso spalancata e mi sono ritrovato in un edificio completamente vuoto: zero personale dentro la guardiola, zero lungo i corridoi del pianterreno dove pure ci sono gli uffici aperti al pubblico». Il video sollevò una discussione politica e non solo, visto che il comandante di allora, Carlo Maggitti, si trovò costretto ad andare davanti alla commissione Sicurezza, per fornire chiarimenti. A far aprire l’inchiesta penale non fu però un esposto, ma l’iniziativa del magistrato per verificare la fondatezza delle accuse apparse sui social. Lo stesso Maggitti si era subito attivato con un’indagine interna sfociata in una conferenza stampa per smentire Foschi e mostrare un altro video estratto dalle telecamere interne. Filmato dal quale emergeva che Foschi non era solo in quel momento: aveva incontrato un ufficiale che stava smontando e c’era un agente che entrava negli uffici proprio prima di Foschi. E così l’inchiesta di Sciarretta arrivò alla conclusione che quella denuncia era infondata e i fatti non erano andati come raccontati sui social. Intervenne anche il sindaco Carlo Masci per verificare quella vicenda portata all’attenzione dell'opinione pubblica per la quale l’episodio poteva anche costituire motivo di preoccupazione per l'armeria incustodita.
Il pm ascoltò quindi anche il comandante Maggitti che gli espose i risultati della sua indagine. Anche le opposizioni intervennero, arrivando a chiedere le dimissioni di Foschi dalla presidenza della commissione: richiesta che non ebbe seguito perché la Lega prese le difese del suo consigliere. (m.cir.)

