Prodi rassicura Renzi: «Sto col Pd»

16 Giugno 2017

Incontro tra i due ex premier. Il Professore chiarisce: «Non andrò con Pisapia»

ROMA. La tenda di Romano Prodi, per usare l'ultima metafora usata dal Professore, per ora resta vicina al Pd. Il fondatore dell'Ulivo incontra stamattina a quattr'occhi Matteo Renzi e, pur rassicurandolo, avrebbe messo in chiaro quelle che, anche essendo ormai «un felice pensionato», restano i suoi capisaldi: unità del centrosinistra e alleanze chiare. Priorità che il leader Dem avrebbe condiviso, chiedendo consigli all'ex premier su come muoversi per riuscire a superare veti, anche contro di lui, e difficoltà perché il centrosinistra torni vincente.
Dopo settimane in cui Prodi viene descritto come il deus ex machina del nuovo soggetto a sinistra del Pd, guidato da Giuliano Pisapia e Pier Luigi Bersani, l'incontro con Renzi viene descritto da entrambi i lati come positivo. Il segretario dem avrebbe spiegato a Prodi di non aver mai lavorato per un abbraccio con Silvio Berlusconi ma di essere stato costretto a tentare la via, poi fallita, di una legge elettorale proporzionale perché era l'unica che, sulla carta, aveva chance di successo in Parlamento.
Un primo chiarimento importante per l'ex presidente della commissione europea che si considera l'uomo del bipolarismo, che per vent'anni ha duellato (e vinto) con il Cavaliere. Così come, ha ricordato Prodi, il Pd è il partito da lui fondato e per la cui unità il Professore ha sempre lavorato pur essendo stato, ricorda oggi il fratello Franco, «quattro volte tradito dagli amici», la più dolorosa «quella dei 101». Se avesse deciso di andare altrove, sarebbe stata la rassicurazione, l'avrebbe detto con chiarezza. E per non dare messaggi discordanti, il Professore non dovrebbe partecipare il primo luglio alla manifestazione con cui Pisapia battezzerà a piazza Santi Apostoli l'Alleanza per l'Italia.
Parole che fanno tirare un sospiro di sollievo ai renziani ben consapevoli dell'appeal della figura di Prodi sull'elettorato Dem. Ma che non cambiano le difficoltà per riunire il centrosinistra, su cui i due ex premier, a quanto si apprende, si sono confrontati.