Profughi, appello a coop e associazioni

Pubblicato l’avviso per gestire i centri dedicati a ospitare gli ucraini in fuga. E cento famiglie hanno aperto le proprie case
PESCARA. Estendere la rete della gestione dei centri di accoglienza straordinari (Cas) su Pescara e provincia, in vista di flussi più consistenti di esuli ucraini provenienti dalle zone di guerra. La prefettura, guidata da Giancarlo Di Vincenzo, che ieri mattina ha riunito istituzioni e associazioni solidali per fare il punto sull’emergenza, lancia l’iniziativa per potenziare il numero dei centri dedicati all’accoglienza dei profughi.
Sul sito istituzionale ieri è stato pubblicato l’avviso “esplorativo” riservato agli operatori economici, le cooperative, le associazioni interessate alla gestione dei centri dedicati all’accoglienza delle popolazioni in fuga dalla guerra.
Gli enti interessati dovranno dimostrare di avere «i requisiti richiesti che include la capacità gestionale e l’esperienza necessaria, anche maturata nel passato», viene spiegato dalla prefettura, «per coordinare gli interventi di una struttura con capienza fino a 50 posti». Il 31 marzo alle ore 18 scadranno i termini per la presentazione della manifestazione di interesse.
In provincia sono due i Cas operativi, Emmaus di Pescara e Cogecstre e Cas comunale di Penne. Quest’ultimo è attivo con 40 posti e sta già accogliendo da giorni i disperati provenienti dai territori dei conflitti bellici, Kiev, Rivne, Kharkiv e Leopoli, prevalentemente. Contemporaneamente, alla prefettura di Pescara e alle altre regionali, e al Tribunale per i minorenni dell’Aquila, stanno pervenendo richieste di ospitalità di nuclei familiari ucraini, da parte dei cittadini abruzzesi. Spiega Maria Concetta Falivene, garante per l’Infanzia e l’Adolescenza: «Ho inoltrato le prime 150 domande, tra cui un centinaio dal Pescarese, di cittadini singoli, o famiglie con figli, oppure anziani che si ritrovano una stanza di casa libera con i figli lontani, che hanno dato la propria disponibilità di alloggi, locali, appartamenti, per ospitare i profughi», per la maggior parte donne e bambini, insieme a zie e nonne, che attualmente vengono dirottate negli alberghi convenzionati della costa. Sono persone, spiega Falivene, «di tutte le età, che rendono disponibili i moduli abitativi gratuitamente per sei mesi o sino alla fine dell’emergenza. Presto inoltrerò a prefetture e Tribunale dei minori un’altra tranche di 150 domande».
Infine, Falivene annuncia l’avvio, nei prossimi giorni, di un filo diretto istituzionale per aiutare i rifugiati, con l’ausilio di mediatori culturali, nel disbrigo delle pratiche burocratiche sanitarie e sulla ricerca di una scuola o un centro per le attività sportive.
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