Pronte le denunce alla Procura
Le reazione di sei associazioni animaliste, dalla Lav all’Enpa e Legambiente
L'AQUILA . La morte di Juan Carrito ha provocato reazioni a catena. «Siamo già al lavoro con il nostro ufficio legale per valutare le possibili responsabilità umane nella morte dell’orso abruzzese simbolo di libertà. Siamo pronti a denunciare chiunque, con il proprio comportamento, abbia contribuito a questa tragedia».
La Lega anti vivisezione (Lav) annuncia azioni legali: «La morte di Juan Carrito non è dovuta a un incidente, ma a una catena di responsabilità umane: l'orso è stato travolto e ucciso in prossimità del segnale stradale che indica il rischio di attraversamento di animali selvatici, sullo stesso tratto di strada dove era stata investita sua madre, quindi in una zona ben nota per la sua pericolosità. I cittadini riferiscono di numerose chiamate al 112, senza che seguisse alcun intervento di soccorso, un’automobile del parco d’Abruzzo è giunta sul posto dell’incidente solo dopo 45 minuti», dice la Lav, «pretendiamo chiarezza dalle istituzioni - e abbiamo già interpellato il presidente della Regione - sui sistemi di prevenzione degli incidenti e sul servizio di recupero e cura degli animali selvatici feriti imposto dalla legge nazionale».
L'Associazione Animalisti parla di una strage evitabile. «La morte di Juan Carrito è responsabilità di tutti perché non si tratta solo di un drammatico incidente. L’orso è stato travolto in una zona dove era stata investita pure la madre Amarena», dichiara Walter Caporale, presidente degli Animalisti Italiani, «in quel tratto è presente solo il segnale stradale di attraversamento di animali selvatici. Perché non sono stati installati sul territorio impianti elettronici che evitano incidenti come questo?».
«Non vogliamo che su questa vicenda ci siano delle ombre o si nascondano dei fatti», scrive in una nota l'Associazione italiana difesa animali e ambiente, «presenteremo un esposto alla procura dell'Aquila per chiedere indagini approfondite sulla dinamica dell'incidente e sulla tempistica dei soccorsi per capire se Juan Carrito poteva essere salvato». «Bisogna partire dalle persone che, con i loro comportamenti incidono sul futuro libero o in cattività della fauna selvatica. È poi fondamentale accelerare sulla messa in sicurezza delle infrastrutture», dice Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.
Per il presidente di Federparchi, Giampiero Sammuri, «il problema resta il coordinamento dei vari enti quando si esce fuori dal perimetro di un'area protetta». Infine per l’Enpa: «Juan Carrito è il simbolo di un fallimento del Governo incapace di varare serie ed efficaci misure a tutela della biodiversità». (m.p.)

