Pronto il piano per le maxi-emergenze

3 Maggio 2018

Terremoti, valanghe e attentati: la sanità regionale è pronta (sulla carta) a rispondere. Ecco la mappa degli ospedali

PESCARA. C’è una maxi-emergenza quando le strutture sanitarie di una regione non hanno la capacità di affrontare una catastrofe. Non hanno posti letto e medici sufficienti per accogliere e curare i feriti di un terremoto, una valanga o un attentato terroristico. Ma l'Abruzzo si è dotato di un Piano delle maxi-emergenze sanitarie. Almeno sulla carta è pronto. In sei mesi l'Ufficio del Referente sanitario regionale per le emergenze (Rsr Abruzzo) ha creato il documento approvato dal Crea (il Comitato regionale emergenza-urgenza). Il Piano, che fa il punto sullo stato del rischio in Abruzzo, da quello sismico e chimico-industriale, a quello relativo a incendi, neve e valanghe, è stato presentato ieri dall'assessore alla Programmazione sanitaria, Silvio Paolucci, e dal Referente sanitario, Alberto Albani, direttore del pronto soccorso e medicina d'urgenza dell'ospedale di Pescara. Dal terremoto dell'Aquila alle varie emergenze sisma, dalla neve e gli incendi alla tragedia dell'hotel Rigopiano, l'Abruzzo è una regione associata a rilevanti rischi emergenziali, causati e amplificati dalle caratteristiche geologiche, ambientali e antropiche del territorio. Dopo la Calabria è la regione più sismica d’Italia. L'elevato rischio ha reso quindi necessaria la definizione di questo Piano che sarà condiviso con i Comuni, e lo è già con la Protezione civile.
Al vertice della catena di comando sanitaria c'è l'Ufficio del Referente sanitario, organo autorizzato alla movimentazione di strutture e risorse sanitarie regionali in occasione di maxi-emergenze, nonché all'attivazione della Cross (Centrale remota operazioni di soccorso sanitario) e alla gestione della comunicazione con la Direzione comando e controllo della Protezione civile (Dicomac). Nella gestione delle emergenze, un ruolo strategico è riconosciuto ai presìdi ospedalieri dislocati sul territorio, molti dei quali però presentano vulnerabilità sismica: i Dea di II livello (Pescara-Chieti e L’Aquila-Teramo), e di primo livello (Avezzano, Lanciano e Vasto), così come è stato previsto dal piano di riorganizzazione della rete ospedaliera in cui (vedi la mappa) non compaiono più gli ospedali di Atessa e Guardiagrele, ma restano quelli di Penne e Castel di Sangro come ospedali di area disagiata.
I pronto soccorso saranno le strutture organizzative deputate a effettuare in emergenza-urgenza stabilizzazione clinica, procedure diagnostiche, trattamenti terapeutici, ricovero oppure trasferimento urgente al Dea di livello superiore di cura. Allo stesso modo, in tutti gli ospedali, saranno stoccati materiali tecnici e sanitari da utilizzare in caso di necessità. Un software darà in tempo reale il numero e la localizzazione dei posti-letto. Così come è stato previsto l'acquisto di quattro Posti medici avanzati (Pma), strutture mobili e modulabili a seconda delle necessità, che in pochi minuti possono essere montate nei luoghi dove dovesse verificarsi l'emergenza.
«L'Abruzzo», sottolinea Paolucci, «si pone tra le regioni italiane dotate di un piano avanzato per la risposta sanitaria agli eventi di maxi-emergenza». Albani invece spiega che «il punto principale è quello di aver creato una rete basata su mezzi e formazione comuni a tutte le Asl». Una formazione che consiste in 10 esercitazioni l’anno in una Regione considerata «l'Israele d'Italia perché», conclude Albani, «ha un territorio così fragile dove possiamo attenderci di tutto».