Protesta per l’elettrodotto che sbarca sulla spiaggia

Un comitato contro l’infrastruttura di Terna che collegherà Montenegro e Italia Nel progetto una stazione elettrica tra le concessioni balneari di Pescara e Francavilla
PESCARA. Sono arrivate anche da Lanciano, in particolare dall’associazione Nuovo senso civico, oltre che da cittadini pescaresi e della provincia, e del Forum Acqua, le osservazioni (inviate fino al 10 dicembre alla Capitaneria di porto) alla domanda di rilascio della concessione demaniale per la realizzazione del cavidotto dell’azienda Terna-Rete Italia, che dovrebbe congiungere il Montenegro all’Italia, sbarcando in Abruzzo. Sbarcando a Pescara e in un punto vicino alla foce del fosso Vallelunga, su viale Primo Vere, nei pressi dello stabilimento balneare «186», dove ieri si sono dati appuntamento anche alcuni residenti di Cepagatti e di Villanova, comuni considerati punto di arrivo e di snodo (secondo il progetto di Terna, denominato Mon.Ita.) dell’elettrodotto sottomarino in corrente continua, autorizzato per la parte italiana nel 2011, dal ministero dello Sviluppo economico.
Una protesta, quella di ieri - che sfocerà nella formazione di un comitato di cittadini in attesa della conferenza dei servizi convocata per il 16 dicembre e che, nel mirino, ha messo innanzitutto la cosiddetta «cameretta di giunto terramare», come ha specificato Clementina Rocco, rappresentante legale della società che gestisce lo stabilimento «186», riferendosi alla costruzione che fungerà da approdo sul punto della spiaggia in cui attraccheranno i cavi elettrici di Terna.
«Dal momento in cui tutto ciò verrà costruito», ha continuato Rocco, «quest’ambiente non sarà più lo stesso. E poi», ha proseguito, «nel progetto di Terna, presentato alla Capitaneria di porto di Pescara per l’ottenimento della concessione demaniale, vedo poca chiarezza». Rocco, infatti, nella conferenza stampa convocata ieri, ha chiesto delucidazioni, peraltro già presentate come osservazioni alla Capitaneria di porto, tra le altre sulla trivellazione orizzontale progettata per l’approdo dei cavi, sul materiale che andrà in sospensione in mare in seguito ai getti d’acqua che serviranno a fluidificare il suolo per la distensione dei cavi e sull’acqua torbida che si andrà a formare.
Un progetto, quello di Terna, che ha suscitato malumori anche a imprenditori dell’entroterra.
«Ho dei dubbi sul progetto», ha sottolineato ad esempio Andrea De Vincentiis, titolare di un capannone in contrada Bucceri, nella zona industriale di Cepagatti. «Davanti alla mia attività nascerà una stazione di conversione. C'è il rischio che la mia impresa venga deprezzata, oltre ai potenziali danni per la salute», ha concluso.
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