Protestano anche i medici Le visite a lume di candela

16 Dicembre 2022

Alle 17 è andata in scena la contestazione simbolica di circa mille professionisti Il segretario nazionale Scotti: «Nessun ristoro, noi dimenticati dal Governo»

L'AQUILA . Visite a lume di candela in un migliaio di studi medici abruzzesi. È la singolare protesta andata in scena ieri per lanciare un messaggio al Governo, in vista dell'approvazione della legge di Bilancio. Alle 17 in punto, per un quarto d'ora, le luci degli ambulatori dei medici si sono spente per ricordare il drammatico stato in cui versa il comparto. «Ogni candela accesa rappresenta il grido d’allarme, le difficoltà e la richiesta di aiuto di un medico di medicina generale e dei suoi pazienti», ha spiegato il segretario nazionale della Fimmg, la Federazione dei medici di medicina generale, Silvestro Scotti.
PROTESTA SIMBOLICA. In Abruzzo, come nel resto d'Italia, è stata scelta la strada della protesta simbolica. «Abbiamo deciso di accendere le candele nei nostri studi per sottolineare le condizioni critiche in cui lavorano i medici di famiglia, senza ricorrere a sistemi di protesta più radicali che, in questo momento di picco dell’influenza stagionale e recrudescenza della pandemia, sarebbero contrari al senso di responsabilità verso i cittadini assistiti», spiega la Fimmg.
Un grido l'allarme che la Federazione medici di medicina generale spera non rimanga inascoltato. «Siamo al lumicino», sottolinea la Fimmg, «occorre un intervento concreto prima che la medicina generale si spenga insieme al servizio sanitario nazionale». Immagine simbolo della protesta, affissa sulle bacheche reali e social dei medici di base, tre candele che compongono la scritta Ssn, ormai consumate dalla fiamma, accompagnate dallo slogan "Più risorse, meno burocrazia, per i medici di medicina generale".
LA PIATTAFORMA. La Fimmg chiede «che la medicina generale non sia ignorata nei provvedimenti in discussione a sostegno delle imprese e degli studi professionali per sopperire ai costi del caro energia e dell’inflazione. Non possiamo accettare che questo comparto sanitario sia dimenticato nei provvedimenti dedicati al ristoro dei dipendenti pubblici, per i quali è già stata prevista un’indennità una tantum per il 2023, come anticipo sul prossimo contratto, pari all’1,5 % dello stipendio. Né che sia esclusa, come invece accade, dai provvedimenti del decreto Aiuti quater a favore delle imprese. Probabilmente non è ancora chiaro che il medico di famiglia è un libero professionista convenzionato, assimilabile ad una piccola impresa, e come tale tutti gli oneri di gestione del proprio studio professionale sono a suo carico, compresa la presenza di personale amministrativo e sanitario».
I medici di medicina generale chiedono al Governo di essere inclusi nei provvedimenti che prevedono agevolazioni per le imprese: «Al contrario di altri professionisti che operano con partite Iva e costi di gestione a proprio carico», sottolineano, «il medico di medicina generale non può adeguare le tariffe delle prestazioni ai costi sostenuti essendo un servizio pubblico regolamentato da una convenzione con il Servizio sanitario nazionale, peraltro ferma al 2018. Intervenire a sostegno della medicina generale», concludono, «significa garantire a tutti i cittadini parità di accesso alle cure e ad una medicina di prossimità».
IL SOSTEGNO DEL PD. «Sosteniamo la protesta dei medici di medicina generale della Fimmg che, visitando per un breve lasso di tempo a lume di candela, lanciano in tutta Italia un messaggio importante, che non può essere ignorato», dichiara il senatore Michele Fina, segretario del Partito Democratico abruzzese, «non è accettabile che siano stati dimenticati dalla maggioranza e dal Governo nei provvedimenti economici in discussione in Parlamento dove, invece, sono previste agevolazioni per imprese e liberi professionisti per fare fronte al caro energia e all’inflazione. Dimenticarsi che anche i medici di medicina generale sono professionisti convenzionati, che non hanno la possibilità di adeguare le tariffe ai costi sostenuti, essendo il loro un servizio pubblico regolamentato da una convenzione con il Servizio sanitario nazionale, significa fare un danno ai cittadini», conclude il senatore abruzzese, «visto che si colpiscono i primi presidi per la tutela della salute. Per questi motovi sosterremo con forza la battaglia dei medici di medicina generale in Parlamento». (m.p.)