Psicoterapia, le visite torneranno settimanali

10 Febbraio 2017

Dopo gli esposti depositati in procura dalle pazienti vittime di violenza il direttore del Centro salute mentale chiede di annullare le prenotazioni a 4 mesi

PESCARA. Torneranno ad avere le terapie settimanali, i pazienti del Centro di salute mentale (Csm) del distretto sanitario Pescara nord.

Dopo le proteste per interruzione di pubblico servizio e i ricorsi alla magistratura a seguito del blocco delle prenotazioni delle visite psicoterapiche, è intervenuto il direttore del dipartimento del Centro di salute mentale Sabatino Trotta, che ieri ha chiesto ai vertici della Asl di «ripristinare il vecchio sistema di erogabilità delle prestazioni per i pazienti in carico».

Lo ha fatto inviando una serie di note al direttore sanitario Valterio Fortunato; al primario del Csm dell'ex clinica Baiocchi, Marilisa Amorosi; a Maria Assunta Ceccagnoli, responsabile Urp-Cup e per conoscenza al dottor Giorgio Misticoni, uno dei dirigenti psicologi con specializzazione in psicoterapia e psicoterapia psicanalitica del distretto di via Nazionale che segue alcuni dei venti pazienti che nei giorni scorsi hanno avviato una battaglia contro il nuovo meccanismo di prenotazione delle visite entrato in vigore a gennaio.

Attraverso questa riorganizzazione informatica che passa attraverso il Cup, Centro unico di prenotazione, gli utenti sono costretti, attualmente ad attendere anche fino a quattro mesi per una seduta psicoterapica che fino al dicembre scorso avveniva una volta a settimana o anche due.

«Ho provveduto», spiega Trotta, «a far sì che venga ripristinato il vecchio sistema di erogabilità delle prenotazioni per i pazienti presi in carico, allo scopo di tutelare la salute degli utenti. E ho chiesto di essere informato sul ripristino in tempi brevi».

Che cosa può essere accaduto, perché questa riorganizzazione del servizio? «Credo ci sia stato un disguido organizzativo a seguito di modifiche che dovremo approfondire prima di poterci esprimere nella loro contezza».

I venti pazienti (tutte vittime di abusi di natura psicologica e fisica, donne, un solo uomo, due straniere, di età compresa tra i 18 e gli 80 anni) che hanno dato avvio alla contestazione - tredici dei quali hanno inoltrato esposti alla magistratura che hanno portato all'apertura di un fascicolo di inchiesta da parte del sostituto procuratore Andrea Papalia - hanno protestato per i tempi lunghi delle prenotazioni, fissate fino a quattro mesi.

E ora chiedono la revoca immediata del provvedimento voluto dal primario Amorosi, alla quale sono rivolte le denunce dei pazienti per «interruzione di servizio di pubblica necessità».

La dottoressa non ha voluto rilasciare dichiarazioni in merito alla sua decisione, considerando «l'inchiesta in corso».

Le vittime degli abusi non si arrendono: «Speriamo di non dover attendere troppo a lungo e che il servizio venga ripristinato entro domani (oggi). Non si possono fare due pesi e due misure: quando si tratta di applicare provvedimenti lesivi per la salute pubblica si fa immediatamente, quando si tratta di revocare il provvedimento in questione ci si deve organizzare. Non possiamo tollerare nemmeno più un'ora di ritardo, dopo due mesi di attesa e altri due che ci vogliono imporre, perché la situazione è drammatica; alcuni di noi stanno molto male. Abbiamo hanno bisogno di cure subito e non possiamo essere trattati con tanta superficialità burocratica».

La continuità delle cure è fondamentale per chi da anni segue terapie specifiche, ognuno con il proprio terapeuta di fiducia e la terapia, si legge in uno degli esposti presentati in Procura, «non può essere interrotta, pena la causazione di grave danno alla salute del paziente».

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