Pulizia e sanificazione è scattata la corsa delle imprese

PESCARA. È scattata la corsa delle imprese a cambiare i codici Ateco (combinazione alfanumerica che identifica una ATtività ECOnomica) per sfruttare il boom delle spese di sanificazione. Pulizia,...
PESCARA. È scattata la corsa delle imprese a cambiare i codici Ateco (combinazione alfanumerica che identifica una ATtività ECOnomica) per sfruttare il boom delle spese di sanificazione. Pulizia, sanificazione, disinfezione: si è comunemente portati a definire i termini in modo confuso e ad utilizzarli indistintamente come sinonimi, in particolare si ha la tendenza a definire come pulizia anche stadi di igiene più avanzati. Ogni giorno sentiamo parlare di sanificazione, ma davvero sappiamo a che cosa questo termine si riferisce veramente? Sanificazione in senso più generico. Questo termine è sinonimo di disinfezione, che consiste in tutte quelle operazioni che consentono di eliminare ogni germe o virus presente nell’ambiente. Nel contempo, il mercato della sanificazione, con la riapertura della maggior parte delle aziende, ha comportato un boom delle richieste di sanificazione degli ambienti di lavoro. Maggiori saranno le richieste quando si riapriranno bar, ristoranti ed altri esercizi pubblici. Allo stesso modo, assistiamo ad una corsa, anche frenetica, da parte di numerose ditte, al registro delle Imprese competente, per cambiare ovvero aggiungere i codici attività Ateco necessari per svolgere le attività.
«L’articolo 64 del decreto legge 18/2020 prevede un credito d'imposta, nella misura del 50 per cento delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro sostenute e per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale e altri dispositivi di sicurezza atti a proteggere i lavoratori e documentate fino ad un massimo di 20.000 euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo massimo di 50 milioni di euro per l'anno 2020», spiega il commercialista Luca Del Federico, che ha minuziosamente studiato la situazione che si è creata. «Per effetto delle modifiche normative introdotte dall’articolo 1, comma 629, della Legge di stabilità 2015, a partire dal gennaio 2015, alle prestazioni di servizi di pulizia relative ad edifici si applica il meccanismo dell’inversione contabile». Per l’individuazione delle prestazioni rientranti nei servizi di pulizia, si può fare riferimento alle attività ricomprese nei codici attività della Tabella Ateco 2007. «In base alla definizione e alla classificazione Ateco 2007 delle prestazioni di pulizia, di sanificazione e di disinfezione si arriva alla conclusione che ai fini fiscali per l’Iva», spiega Del Federico, «le prestazioni di mera pulizia in quanto rientrano tra quelle indicate nel codice 81.21.00 e 82.22.02 sono soggette al reverse charge se rese nei confronti di soggetto passivo di imposta. Le prestazioni di disinfezione, compresi quelle di disinfestazione e derattizzazione, poiché rientrano nel codice 81.29.10 non sono soggette al meccanismo dell’inversione contabile e devono essere assoggettate ad Iva secondo le modalità ordinarie. Le prestazioni di sanificazione, siccome presuppongono la disinfezione o la disinfestazione, sono soggetti ad Iva secondo le modalità ordinarie», continua il professionista pescarese Del Federico.
«Dal momento che le prestazioni di disinfezione e di sanificazione presuppongono la precedente esecuzione della prestazione di pulizia, se la fattura riporta un unico compenso indistinto, l’intero importo dovrà essere assoggettato ad Iva secondo le modalità ordinarie», continua, concludendo che «qualora la descrizione sia generica e si applichi il reverse charge, non si applicherà il credito di imposta del 50% delle spese sostenute. Nel contempo, dal punto di vista sanitario, utilizzare una ditta che non ha il codice Ateco corretto 81.29.10, potrebbe comportare l’irregolare sanificazione con rischio di chiusura del negozio, bar o pubblico esercizio e responsabilità civili e penali per il pubblico esercente». (c.s.)

