Punta la pistola contro due dipendenti

Spari in aria per dimostrare che l’arma è vera: imprenditore di Montesilvano nei guai dopo la denuncia delle ragazze
MONTESILVANO. Avevano iniziato a lavorare da poco più di un mese, quando il loro ufficio si è trasformato nel set di un film da incubo e il loro datore di lavoro in un aguzzino. Anche dopo che le ha licenziate.
È quanto accaduto nelle ultime settimane a due ragazze di Chieti, di 21 e 22 anni, che si sono rivolte ai carabinieri della stazione di Chieti Scalo nella speranza di mettere fine a una situazione che stava diventando per loro sempre più angosciante. Tutto è iniziato circa un mese fa, quando le due amiche teatine avevano trovato lavoro come promoter di contratti per la fornitura di energia elettrica al servizio di un imprenditore di 38 anni di Montesilvano, D.S..
Ma i problemi per le due giovani lavoratrici sono iniziati molto presto. Senza alcun motivo reale, infatti, l’uomo ha iniziato ad accusarle di creargli problemi nella relazione sentimentale che intratteneva con una terza dipendente, probabilmente gelosa delle due giovani. Fino all’episodio più inquietante, avvenuto circa tre settimane fa, quando il trentottenne, stando al racconto delle dipendenti, avrebbe estratto una pistola e l’avrebbe puntata alla tempia di una delle due ragazze, all’interno del suo ufficio in via Marconi, a Pescara. Quando la promoter ha fatto notare all’uomo che l’arma sembrava finta, di tutta risposta l’imprenditore avrebbe aperto la porta dell’ufficio e avrebbe sparato un colpo in aria.
Di lì a qualche giorno, il datore di lavoro ha poi licenziato in tronco le due donne, per le quali allontanarsi da quel luogo è apparsa quasi una liberazione. Ma l’incubo non era ancora finito.
Dal giorno del licenziamento, circa una settimana fa, infatti, D.S. ha iniziato a insultare le due ragazze ogni volta che le incontrava per strada rivolgendo loro parolacce e insulti come “pu…..”, “zo……”.
Come se non bastasse, il montesilvanese ha iniziato a minacciarle anche con messaggi vocali. È stato a quel punto che le due ventenni si sono rivolte ai carabinieri di Chieti per denunciare quanto accaduto.
Essendo a conoscenza della pistola utilizzata dall’imprenditore per spaventarle nell’ufficio pescarese, infatti, le ex dipendenti hanno iniziato a temere che l’uomo potesse passare dalle parole ai fatti, e far loro del male. Dopo aver raccolto le testimonianze delle giovani teatine e aver ascoltato i messaggi vocali inviati dall’uomo, soprattutto alla luce dell’episodio della pistola, i carabinieri della tenente Maria Di Lena e del luogotenente Roberto Verzulli hanno fatto visita al 38enne, compiendo delle perquisizioni sia nel suo ufficio di Pescara che nella sua abitazione di Montesilvano.
Ed è proprio nel corso delle verifiche effettuate in casa dell’uomo che sono saltate fuori due pistole: una ad aria compressa e l’altra, molto simile a una calibro 9, risultata una scacciacani. Stando alle forze dell’ordine, potrebbe essere proprio quest’ultima l’arma utilizzata da D.S. per minacciare e terrorizzare la ragazza, sparando un colpo in aria davanti all’ufficio di via Marconi. Entrambe le pistole, che non hanno bisogno di alcuna autorizzazione per essere detenute, non disponevano tuttavia del tappo rosso e sono state sequestrate dai carabinieri.
Il 38enne, già noto alle forze dell’ordine, è stato denunciato a piede libero per minaccia, e ora rischia una multa fino a 1.030 euro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

