Quando a Pescara pettinarsi in strada era vietato per il rischio pidocchi

Il regolamento della polizia urbana viene aggiornato dopo 90 anni. Ieri come oggi non si possono stendere i panni ai balconi
PESCARA. Una distanza lunga novant’anni separa la Pescara di oggi, moderna e avveniristica, con lo smog, le auto e le polveri sottili alle stelle, dal profilo appena abbozzato che si scorge tra le pagine impolverate del vecchio regolamento della polizia urbana. Un codice di 90 articoli, abrogato il 4 aprile scorso con il benestare del comandante Carlo Maggitti, in cui vengono descritti con minuzia gli obblighi e i divieti che disciplinavano il vivere civile nell’anno 1924: niente greggi, anatre o polli per le strade, impossibile pettinarsi in pubblico per il rischio altissimo di trasmettere pidocchi e vietato persino esporre in pubblico le proprie deformità.
Per uno singolare cortocircuito burocratico, tipico delle nostre parti, queste norme nate prima della costituzione della città (Pescara e Castellamare Adriatico si sono unite soltanto nel 1927) sono rimaste in vigore fino a pochi mesi fa, quando il consiglio comunale guidato dall’ex sindaco Luigi Albore Mascia ha finalmente revisionato l’antico strumento adattandolo alle esigenze di un centro in continuo mutamento. Eppure, nonostante il ponte di quasi un secolo tra i due regolamenti, molte leggi sono rimaste (quasi) inalterate, vedi i divieti di stendere ad asciugare abiti e lenzuola fuori dai balconi. Negli 80 articoli del nuovo regolamento di polizia urbana sono state inserite tutte le previsioni disciplinate dalle numerose ordinanze sindacali emesse fino ad oggi, prevedendo sanzioni di 500 euro in caso di violazioni e denunce penali per i reati ambientali. Scomparsi i divieti del primo Novecento per polli, pecore e anatre in stato brado, i percorsi obbligati per i carri trainati da buoi e la facoltà del Comune di fissare prezzi massimi per l’acquisto di beni di prima necessità.
Sono entrate di diritto le leggi in linea con gli usi e i costumi delle generazioni che hanno superato già da qualche anno la soglia del terzo millennio: niente volantini appiccicati su alberi, pali dell’illuminazione o impianti semaforici, bandite bombolette spray, inchiostro simpatico, farina o petardi, vietato innaffiare fiori o piante all'esterno delle abitazioni e pulire balconi e terrazzi «procurando stillicidio sulla strada» (c’è scritto proprio così). Ma non mancano i punti di contatto tra i due regolamenti. A cominciare dalla consuetudine, radicata nella cultura meridionale, di stendere vestiti e lenzuola fuori da balconi, terrazzi e finestre.
Non si poteva, ad esempio, nel 1924 «mettere in mostra oggetti fuori dalle botteghe», esporre “effetti letterecci alla vista del pubblico” e non è possibile farlo nemmeno adesso. «A tutela dell’incolumità e dell’igiene pubblica», si legge sul nuovo documento, «è vietato stendere ed appendere per qualsiasi motivo biancheria o panni fuori delle finestre, sui terrazzi e balconi prospicienti vie pubbliche e luoghi aperti al pubblico». E ancora risulta vietato «compiere, in luogo pubblico o in vista del pubblico, atti o esporre cose contrari al pubblico decoro o all'igiene, o che possano recare molestia, disguido, raccapriccio o incomodo alle persone, o che possano lordare i loro vestiti o che possano essere causa di pericoli o inconvenienti».
Discorso analogo per l’accensione di fuochi e per l’abitudine di spaccare la legna in strada: proibito ieri e anche oggi. Se a metà degli anni Venti la gente non poteva aggrapparsi ai candelabri dell’illuminazione pubblica, oggi lo stesso divieto vige per «monumenti, pali, arredi, segnaletica, inferriate e altri beni pubblici o privati», precisando che i cittadini per nessuna ragione devono «incatenarsi ad essi». E se ieri bisognava stare attenti a custodire il proprio gallo e non rincorrere, molestare o prendere colombi liberi, oggi c’è una legge che impedisce di dare da mangiare a piccioni o altri animali randagi negli spazi pubblici.
Infine, se i giovani si divertivano a far rotolare nelle piazze botti, cerchi e ruote sciolte (pratica vietata), adesso il regolamento non consente di scrivere e disegnare sulle pareti esterne degli edifici pubblici e privati senza autorizzazione, mentre per le mamme e i papà che si sentono ancora bambini si specifica che è severamente vietato l’utilizzo dei giochi dei più piccoli da parte degli adulti. Una distanza lunga 90 anni, segnata dal groviglio vorticoso degli avvenimenti storici, dall’avvento della stagione del benessere economico e culminata oggi con la crisi che bussa alle porte delle famiglie che fanno sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese. Spia di questo disagio è un articolo del nuovo regolamento della polizia urbana in cui si precisa il divieto di «compiere operazioni di lavaggio» nelle fontane pubbliche, immergersi e «compiere atti di pulizia personale che possono offendere la pubblica decenza», e ancora «sedersi, sdraiarsi per terra, bivaccare nelle strade, nelle piazze, sui marciapiedi, sui rilievi dei monumenti e luoghi di culto e scalinate di pertinenza», mentre più avanti si condanna qualsiasi forma di «accattonaggio molesto». Una piaga sociale che il tempo sembrava aver debellato ma che oggi si ripropone in tutta la sua drammaticità sotto gli occhi increduli delle forze dell’ordine che tentano a fatica di disciplinarla.
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