«Quando era il cuore di Pescara»

Santomo e Zola rievocano i tempi d’oro della piazza: nulla è più come prima
PESCARA. «A piazza Salotto sono racchiusi i ricordi di metà della mia vita perché abitavo in via Mazzini. E la prima cosa che mi viene in mente sono i fiori, le aiuole». Lo storico imprenditore pescarese Gianni Santomo rievoca, in un paragone continuo con i tempi attuali, l’epoca in cui «piazza Salotto si svolgeva nella farmacia Vizioli, quando era di turno. Lì c’era una villa, che fu abbattuta per far posto all’edificio della farmacia, e all’ingresso c’erano due palme. E lì si ritrovavano nomi come Cerceo, D’Angelosante, Cicconetti, che era il medico condotto». Nel raffronto tra ieri e oggi Santomo non può fare a meno di notare il «decadimento della gente, dei costumi. Non servono più le panchine per incontrarsi perché hanno tutti il cellulare in mano: al ristorante non ci si guarda più, non ci si accorge di come è la gente, non si vede se la città è brutta», commenta Santomo che invece ha bocciato i lecci di corso Umberto. «Un tempo erano dei cubi perfetti di verde, ora sembrano colpiti dalle radiazioni atomiche». Sembra un capitolo ingoiato dalla storia, quello degli appuntamenti “alla palma di piazza Salotto”. «C’era l’ora dell’aperitivo», dice Santomo. Negli anni 70-80 «al bar D’Amico ci si ritrovava per il “rosso antico”, un rituale. Le signore uscivano eleganti e sfoggiavano le mise, sui tavolini di vimini c’erano le tovaglie di lino ricamate e i camerieri indossavano la giacca bianca. In piazza c’erano giudici, commercialisti, avvocati» che si notavano, eccome se si notavano, mentre «i ragazzini erano verso il bar Pantalone, dove c’erano i flipper. Alla pizzeria Nastro Azzurro, con l’arredo in mogano dell’architetto De Cinque, si mangiava ottimamente fino a tardi, i maggiorenti di Chieti venivano qui». Era «uno spaccato del paese di allora» quando Pescara «era per lo più connotata dal commercio». E oggi? «Avrei ripristinato il Calice, che rappresentava il Montepulciano, la materia prima dell’Abruzzo». «Dal punto di vista affettivo è la piazza delle mie avventure amorose, degli appuntamenti, delle comitive», dice William Zola che di piazza Salotto è stato direttore artistico. «Un tempo era più bella, c’era più verde, anche se c’erano le macchine. Ma il confronto è inutile perché era un altro mondo, è cambiata la gente, la città ora è policentrica. Si potrebbe tentare di recuperare la centralità in certi giorni, in certi momenti. Comunque l’acqua, quella della nuova fontana, è sempre fonte di purezza e di vita. L’idea è positiva, ma mi auguro che l’ opera venga tenuta bene». (f.bu.)

