Quando il turismo diventa predatorio

8 Agosto 2017

“Integralisti” sono gli ambientalisti che criticano l’utilizzo della piana di Campo Imperatore, luogo simbolo di tutto l’Appennino, come non si dovrebbe utilizzare neppure un campetto di periferia....

“Integralisti” sono gli ambientalisti che criticano l’utilizzo della piana di Campo Imperatore, luogo simbolo di tutto l’Appennino, come non si dovrebbe utilizzare neppure un campetto di periferia.
“Integralisti” sono i tecnici che suggeriscono scelte meno invasive nella gestione degli spazi naturali dove ancora vivono il Lupo o l’Orso.
“Integralisti” sono perfino i Carabinieri-Forestali che, dopo mesi di segnalazioni, elevano multe a chi usa un habitat straordinario come se fosse la piscina di casa.
E quasi sempre i nostri amministratori non intervengono per difendere le normative di tutela, ma per chiedere deroghe in nome di un fantomatico sviluppo della montagna: proprio come è accaduto poche settimane fa dopo le multe ai bagnanti nella Cisterna di Bolognano nel Parco Nazionale della Majella, quando la Regione ha convocato Parchi e Riserve non per esigere un maggior controllo del territorio, ma alla ricerca di una strada per non bloccare il turismo con norme di tutela troppo rigide.
Spiace dirlo, ma quanto è accaduto a Campo Imperatore è l’effetto di questa visione distorta di uno sviluppo che non nasce dalla tutela, ma dalla predazione di un territorio con parchi sempre più controllati da politici locali che forse hanno come modello di gestione la vecchia comunità montana più che moderni strumenti di valorizzazione del territorio.
Certo, nel caso specifico di Campo Imperatore si sono aggiunti altri fattori: la siccità, il caldo e soprattutto i pesanti limiti - di mezzi e di coordinamento - che la macchina dell’antincendio, al di là dello straordinario impegno dei singoli, sta mostrando in questa tragica estate. Ed è clamorosamente mancata una adeguata prevenzione: non c’erano impianti di primo intervento, e non ci sono stati controlli sufficienti. Oggi c’è chi dice che non tutte le bancarelle erano autorizzate ma chi ha verificato sul posto le documentazioni? E chi ha controllato che non venissero accesi fuochi là dove è severamente proibito?
Ora la magistratura dovrà accertare i fatti. Ma non basterà: quello che va modificato è l’approccio alla gestione di specie e habitat unici al mondo. Su questo dovrebbe aprirsi un confronto serio e costruttivo per impedire che, passato lo sdegno, tutto torni come prima.
* Vicepresidente WWF Italia