Quarant’anni fa “la Befana dal mare” ideata da Eriberto

4 Gennaio 2024

Sabato al porto turistico si ripete l’evento per i bambini inventato dallo storico balneatore scomparso nel 2008

PESCARA. Stivali da sub, gonna e sciarpone, e con la maschera della Befana che indossava come una cuffia, ha fatto sognare centinaia di bambini, arrivando carico di doni sulla banchina del porto turistico su uno yacht, con l’elicottero e perfino sugli sci ad acqua. Era Eriberto Mastromattei, l’indimenticato balneatore scomparso nel 2008 e che esattamente quarant’anni fa, nel 1984, inventò quella che oggi è diventata una tradizione cittadina: “la Befana che viene dal mare”.
Un evento che sarà riproposto anche per questa Epifania (sabato alle 10,30 al porto turistico), a cura del Comune e della Società di Salvamento, e che inevitabilmente riporta alla memoria le sorprendenti bizzarrìe del personaggio Eriberto. Una fra tutte, rimasta alla storia, il suo tuffo nel fiume, dal ponte Risorgimento, in sella a una vecchia moto del Dopoguerra. Era il 1962, e come svela la figlia Anita, «papà fece quel tuffo per una scommessa. Ci riprovò anche l’anno dopo, ma poi si sposò e mamma glielo vietò, troppo pericoloso».
A fermarlo, ancora prima, ci aveva pensato il padre Erminio, capostazione delle Ferrovie. Eriberto era l’ultimo di sette figli, «molto coccolato e protetto proprio per la sua indole ribelle», va avanti la figlia. «Un anno, ancora ragazzo, aveva deciso di lanciarsi dal ponte a bordo di un furgoncino Fiat 850. Ma quando uscì di casa in accappatoio pronto per l’impresa, il furgoncino non c’era più, perché mio nonno pur di fermarlo aveva fatto sequestrare il mezzo dai carabinieri».
Ed è proprio spinto da quella vitalità che nell’84 appunto, all’età di 53 anni, Eriberto si inventa la Befana che viene dal mare. «Con lo stabilimento chiuso, d’inverno papà si annoiava, aveva bisogno di stare al centro dell’attenzione, di fare le cose, e ideò la performance della Befana», racconta ancora Anita Mastromattei. «Ma non è che fosse un appuntamento improvvisato, anzi. Ci si metteva a lavorare almeno da un mese prima, radunando venti, trenta amici che lo sostenevano sia come sponsor per i doni, sia nell’organizzazione vera e propria. Senza alcun interesse, solo per lo spirito di divertirsi e di stare insieme, Mi ricordo 20-30 persone raccolte intorno a un tavolone enorme, come una catena di montaggio, tutte a riempire le calze da dare poi ai bambini».
E una volta raccolti i doni, centinaia di regali da distribuire ai bambini, ma anche agli adulti, si passava alla logistica dell’evento, in modo da renderlo ogni volta più sorprendente. «Ogni anno ideava qualcosa di diverso. Una volta, sempre vestito da Befana, arrivò con lo yacht dell’amico storico Mario de Petris, che avevano però rivestito come se fosse il tetto di una casa con il camino. Altre volte attraversava tutto il fiume con gli sci ad acqua, poi lo caricavano i vigili del fuoco sull’elicottero e lui, appeso al verricello, vestito da Befana e con la scopa di paglia tra le gambe, faceva il suo arrivo spettacolare al porto turistico».
Ad aspettarlo, non solo centinaia di bambini con le rispettive famiglie, ma anche le autorità, dal sindaco ai rappresentanti delle forze dell’ordine, Capitaneria e vigili del fuoco in testa. «Sì, in particolare papà era molto legato ai vigili del fuoco, che non a caso gli mettevano a disposizione l’elicottero. Perché lui, in pochi forse lo sanno, quando aveva 20-30 anni e a Pescara non c’era ancora il gruppo sommozzatori, veniva chiamato dai vigili del fuoco quando c’erano da fare ricerche in mare o nel fiume. Papà era un pesce, e anche un temerario, innamorato del suo mare e della sua città. È bello tramandare la tradizione ideata da lui, ancora più bello ricordarlo».