Quei sogni spenti dal terrore

16 Novembre 2015

Le storie di Pierre, Valentin, Mathias, Milko, Jonut, Eloud: vite spezzate in un venerdì di tragedia

PARIGI. «Rock!» Così scriveva la sera del 13 novembre sul suo profilo Facebook, Pierre Jacarè Innocenti per annunciare agli amici che sarebbe andato a Parigi al concerto degli Eagles of Death Metal. Il giorno dopo, alla stessa ora del post, il giovane ristoratore del “Chez Livio” cadeva sotto i colpi di kalasnikov intrappolato nel teatro Bataclan. Ucciso accanto al suo amico e collega Stephane Albertini. Entrambi per una sera avevano lasciato il ristorante di cucina italiana a Neuilly-sur-Seine. I social network rimandano le immagini delle vittime di Parigi. 129, dice il bollettino tragico aggiornato ieri sera. Così nell’ultima immagine postata da Pierre, appassionato di paracadutismo, lo vediamo felice volare tra le nuvole. Anche Mathias Dymarski, faceva salti altissimi con la sua bici. Evoluzioni da brivido. Il suo hobby era il ciclismo acrobatico. Venerdì sera aveva lasciato la bici e preso la sua ragazza Marie Lausch con cui si era trasferito a Parigi da appena tre mesi. In tasca, i biglietti per il concerto al Bataclan. Milko Jozic ingegnere belga di 47 anni e la sua compagna Elif Dogan vivevano da cinque mesi sulla stessa strada della sala da concerto. C’erano andati spesso, anche venerdì. Sono morti entrambi. Inevitabile che molte delle vittime di Parigi fossero legate tra loro. Era un “normale” venerdì sera con teatri, ristoranti, caffè pieni. E allo stadio una partita della nazionale. Patricia San Martin, 55 anni, originaria del Cile è morta con la figlia Elsa Delplace. L’aveva accompagnata al concerto delle “aquile”. Patricia, nipote dell’ambasciatore cileno in Messico era arrivata in Francia con i genitori in fuga dal Cile dove erano stati torturati dalle milizie di Pinochet. Anche Ionut Ciprian Calciu, 32 anni laureato al Technical College e Mariana Lacramicara 29 anni sono emigrati dalla Romania diversi anni fa e a Parigi erano riusciti ad avviare una piccola impresa. L’altra sera moglie e marito stavano cenando al ristorante La Belle Epoque quando sono stati falciati dal mitra. Lasciano un bambino di un anno e mezzo. Si era trasferito da Madrid, Alberto Gonzales Garrido, ingegnere di 29 anni, da due in Francia. Si era concesso una serata speciale con la moglie. Le aveva regalato i biglietti per il concerto metal. Lei si è salvata, lui no.

Si sono intrecciate le vite di centinaia di persone l’altra sera per le strade di Parigi. Nick Alexander, 36 anni era di Londra, ma era abituato a girare il mondo. Vendeva t-shirt e spillette per la band californiana. L’hanno ucciso davanti alla sua amica americana Helen Jane Wilson che ha cercato in tutti i modi di salvarlo. «È morto tra le mie braccia» ha raccontato disperata agli agenti delle forze speciali. Nick era conosciuto tra gli artisti. Ieri Cat Steven su Twitter ha scritto: «Nick è stato il mio promotore vendite nell’ultimo tour 2014. Tutto l’amore e le condoglianze alla sua famiglia». Kheirddine Sahbi, di origine algerina studiava alla Sorbona ed era considerato un violinista di grande talento. Oltre la musica classica, gli piaceva il rock degli Eagles of Death Metal ed è morto al Bataclan.

È una delle vittime più giovani Nohemi Gonzales. Aveva appena 20 anni. Messicana di origine, aveva studiato alla California State University e a Parigi frequentava lo Strate College Design. Così come Victor Munoz studente alla Business Digitale Esg ucciso mentre beveva qualcosa con gli amici in rue de Charonne. 23 anni appena aveva Eloide Breuil studentessa all’Ecole de Conde di design. Dopo i fatti di Charlie Ebdo aveva marciato in place de la Republique. Guillaume Decherf era invece uscito dalla redazione del settimanle “Les Inrockuptibles” per cui scriveva come critico musicale e voleva intervistare i componenti della band. È stato tra i primi a cadere sotto i colpi del mitra. Il celebre studio legale Hogan Lovells, uno dei più prestigiosi del mondo con sedi in 40 città tra cui Parigi e Roma ieri ha pubblicato l’addio a Valentin Ribet, 26 anni, su varie testate. Francese, ma laureato a Londra, stava portando a termine un dottorato alla Sorbona per la specializzazione in anti-corruzione. Venerdì Valentin si è tolto giacca e cravatta per indossare il giubbotto di pelle. Era sotto il palco a cantare e ballare con gli Eagles. È stato freddato.

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