«Quella inaugurazione fu una grande festa popolare»

18 Febbraio 2018

PESCARA. «Quella inaugurazione fu una grande festa popolare, perché più che la stazione, da 25 anni si attendeva lo spostamento degli impianti ferroviari». Giuseppe Quieti c’era quel 27 gennaio 1988,...

PESCARA. «Quella inaugurazione fu una grande festa popolare, perché più che la stazione, da 25 anni si attendeva lo spostamento degli impianti ferroviari». Giuseppe Quieti c’era quel 27 gennaio 1988, lo racconta lui stesso e, anche, la foto pubblicata sul Centro di allora. In quello scatto Quieti, all’epoca capogruppo Dc e consigliere di amministrazione delle Ferrovie, è sorridente accanto ai sindaco Piscione col cappello da capostazione.
Quieti, che ricordo ha di quel giorno?
Quel giorno Pescara rinacque con quell’opera colossale che pochissime città in Europa sono riusciti a fare. Ci volle molto coraggio ad iniziare avendo uno stanziamento non esaustivo, che non permetteva di completare. Ma alla fine si arrivò all’inaugurazione e Pescara fu liberata dalla schiavitù dei passaggi a livello che la strangolavano. Ci fu la riunificazione della zona collinare con quella del mare. Fu una giornata meravigliosa quando passò l’ultimo treno sulla linea ferrata per poi spostarsi sulla sopraelevata. Ma fu meravigliosa anche per l’acquisizione delle aree di risulta di 13 ettari, una risorsa straordinaria. Da quel momento cominciò una battaglia durissima per salvaguardare quelle aree dai tentativi di costruirci, anche se adesso il progetto prevede due costruzioni a cui sono contrario.
Torniamo a quel giorno, c’era anche Remo Gaspari?
Non era presente. Gaspari è stato uno degli artefici della stazione, ma non ricordo perché non ci fosse. Mi ricordo Giuseppe Benedetto, del partito liberale, che organizzò il passaggio di quell’ultimo treno. Ma soprattutto c’era la città. Fu una grandissima festa di popolo, ci fu una partecipazione corale.
Trent’anni dopo perché la stazione è ancora così vuota? Di chi è la responsabilità?
Va distribuita tra le Ferrovie e le varie amministrazioni pubbliche. È stato un errore non aprire nei sottopassaggi gli spazi per negozi e attività. Non si capisce perché Ferrovie e Comune non si mettano d’accordo.
Quel giorno dell’88 come immaginava il futuro della stazione?
L’entusiasmo era tale che non si pensava a quello che sarebbe potuto essere. Ma nessuno avrebbe potuto immaginare che questa grande opera sarebbe stata così sottoutilizzata.
Lei come la utilizzerebbe?
Nei locali della super stazione potrebbero andare gli uffici pubblici quali ad esempio gli uffici regionali unificati. (s.d.l.)