Quella moda della prova estrema

Le nuove emozioni. Dal selfie in cima al grattacielo, allo scatto sulle rotaie
L’AQUILA. mozioni forti, esperienze sempre più al limite, e sfide impossibili, talmente impossibili da mettere a rischio la vita. Dal selfie temerario sui binari mentre sopraggiunge il treno, al “planking”, oppure al “balconing”, le mode estreme sono così diffuse fra i giovani da rappresentare una questione sulla quale si interrogano psicologi ed educatori di tutto il mondo. Dal 2014, infatti, si rincorrono le morti di chi sfidava la vita, tentando di superare tutte le leggi della fisica, e magari immortalare l’impresa per caricarla sul web, la “piazza” ideale per mostrare a una platea potenzialmente infinita le proprie performance. L’episodio del ragazzino di Soverato, travolto da un treno, è solo uno dei tanti esempi di “giochi” mortali. E’ andata meglio ai due amici del tredicenne, è andata bene a due ragazzine avvistate nei dintorni di Varese mentre scattavano un selfie sui binari, all’arrivo del treno. Una foto finita sui social, che avrebbe potuto costare loro la vita. Ma tant’è. E l’elenco delle sfide impossibili sembra non finire mai. Dal puntarsi una pistola alla tempia, al lanciarsi dal cornicione di un palazzo. In Russia, il nuovo divertimento si chiama Blu Whale. Cinquanta tappe, in un crescendo di pericolosità, fino a lanciarsi dal tetto di un grattacielo. Una “moda”, che ha già ucciso più di 130 ragazzi. Cosa dire, poi, del “choking game”, una moda importata dagli Usa, che contempla l’utilizzo di un sacchetto sulla testa, fino quasi a soffocarsi, oppure l'esercitare pressione sulla carotide, per vedere l’effetto che fa il prolungato, mancato afflusso di sangue al cervello. Il balconing, vale a dire saltare dall’alto (magari dal balcone), direttamente in piscina, che in Spagna l’estate scorsa era molto in voga, ha provocato almeno sei morti. Assolutamente di rigore è filmare tutto, per poter condividere. Se il gioco estremo rimane confinato tra le mura di casa, infatti, sembra venire meno il divertimento. E allora, interrogarsi su cosa spinge i ragazzi verso l’impossibile va bene, ma forse bisognerebbe anche chiedersi che tipo di modello gli adulti sono stati in grado di fornire loro. (a.bag.)

