Quelli che vogliono rimettersi in gioco

3 Dicembre 2014

Dall’insegnante precario al geometra, dall’ex gestore di locali all’appassionato di sushi: tutti puntano sulla ristorazione

«Ci mettiamo in società?». Ci sono tre amici dietro Hiroshima Mon Amour, il nome del film scelto da Valerio D’Amico Grue per ricordare che, una volta, in viale Regina Margherita c’era il cinema Capitol e per invitare, a breve, i clienti a mangiare sushi. In quasi 120 metri quadrati, accanto alle locandine dei film, ci sarà Gianluca Cruciani a preparare il sushi nel nuovo ristorante in società anche con Riccardo Ferrara che dista solo pochi passi da Micò Bistro, il locale di Loris Miglietta e Alessandro Colazzilli che invece ha già aperto.

Tre amici puntano sul sushi. A trainare Hiroshima Mon Amour, il locale che aprirà entro il 17 dicembre, c’è Cruciani, 37 anni, pescarese, che a metà degli anni Duemila aveva debuttato nelle serate pescaresi con Narciso in corso Manthonè. «Il locale andava bene», racconta il neotitolare del ristorante di sushi, «ma volevo andare via da Pescara vecchia e, in anticipo rispetto ai tempi, mi sono spostato in centro con il bar “Leblon” in piazza Rinascita». All’epoca, Cruciani, era diventato una sorta di testimonial delle nuove licenze liberalizzate solo che, come racconta, «mentre aspettavo la licenza pagavo i costi del locale, circa 40 mila euro».

E’ nel bar di piazza della Rinascita che Cruciani inizia a organizzare serate dedicate al sushi e da cui trae l’idea di specializzarsi nella cucina giapponese. «Così sono andato a Londra per un anno per imparare a preparare il sushi nella grande catena wasabi. Da lì, mi sono spostato a Torino dove ho iniziato a lavorare e quindi sono tornato a Pescara». Nel 2010 Cruciani inizia a mettere a frutto la sua nuova passione, preparando sushi per cene private, organizzando catering fin quando gli stabilimenti iniziano a chiamarlo e lo chef acquisisce l’esperienza per organizzare anche i corsi, come quelli nel ristorante Uvabianca a Città Sant’Angelo. «Una delle mie corsiste, Susanna, si è appassionata al sushi», racconta ancora, «e da lì abbiamo iniziato a pensare di aprire un ristorante giapponese senza tralasciare però la cucina tradizionale. Sono trascorsi quasi 10 da quando ho iniziato e, all’inizio, non pensavo che il sushi potesse essere il mio lavoro».

In questi giorni, nel locale di viale Regina Margherita, ci sono ancora gli operai che stanno rifinendo il locale di Cruciani, D’Amico e del marito di Susanna, Riccado Ferrara, la cui famiglia è titolare dell’albergo Harri’s a Chieti. L’inaugurazione del nuovo ristorante, che sarà aperto anche a pranzo e in cui la cucina tradizionale sarà curata da Mario Presidente, deve essere ancora fissata ma cadrà entro il 17 dicembre.

Da insegnante precario a ristoratore. Da insegnante precario a ristoratore, da geometra con il pallino della cucina a chef. A due passi da Hiroshima Mon Amour ha aperto invece Micò Bistrot perché, come racconta Miglietta, pugliese trapiantato a Pescara, «volevo aprire qualcosa di mio». Insegnante al Manthonè, ex agronomo, ex informatore medico Miglietta, 46 anni, ha virato verso la sua passione di sempre, la stessa che ha spinto Colazzilli, di Moscufo, a mettere da parte il suo lavoro da geometra e a tornare al suo sogno: fare il cuoco.

«Perché farcela proprio adesso? Perché è vero che in questo periodo potrebbe sembrare da pazzi investire», dice il titolare di Micò Bistrot, «ma ritengo che il settore della ristorazione se è di qualità possa reggere alla crisi. Noi cercheremo di proporre tipicità abruzzesi ma anche di altre regioni». Il ristorante di Miglietta e Colazzilli è aperto eppure i due amici aspettano di rodare un po’ prima di organizzare l’inaugurazione. «Aprire in questa zona», conclude, «è quello che desideravo perché è vicina alla nuova Pescara, quella del mercato ed è vicina al mare. Spero sia vincente».

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