«Qui in Australia zero contagi»

Il parrucchiere Amleto Mariani, da Guardiagrele a Melbourne: «Così stiamo rinascendo dal Covid»
GUARDIAGRELE. Nella città delle four seasons in one day (quattro stagioni in un solo giorno) per la variabilità meteorologica, Amleto Mariani, 34 anni, di Guardiagrele, può fare anche a meno del pettinino nella tasca dei jeans, simbolo ormai più di appartenenza alla categoria professionale che per un riordino della chioma in casi di emergenza. I capelli, dopo mesi di lockdown, i maschi di Melbourne li portano quasi tutti in stile marines, cortissimi, con sfumature, dissolvenze e doppi tagli, a prova d’improvvise folate di vento. Ma se davanti al negozio dove lavora, a Caulfield North, Sandringham, Stato del Victoria, dovesse passare il premier Giuseppe Conte che si è dichiarato autodidatta nel taglio dei capelli con la sua capigliatura perfetta - quasi una fissa sfoggiata nei mesi di barberie chiuse in Italia - lo inviterebbe nel salone non solo per proporgli un’acconciatura gratuita in italian style, ma anche per fare due chiacchiere e fargli capire che lì, in Australia, le cose hanno funzionato benissimo nei momenti drammatici della pandemia.
DAL NONNO AL PAPÁ Mariani, diploma di ragioniere ma barbiere della terza generazione, è arrivato nel 2012 a Melbourne, 5 milioni di abitanti, seconda area urbana dopo Sydney per popolazione nel continente grande quanto l’Europa. Poi una parentesi a Manchester, in Inghilterra, e nuovamente in Australia. Sacrifici, ma anche capacità di mostrare un estro creativo non comune. Lavora per una compagnia ma il sogno di mettersi da solo lo tenta parecchio. «Ho trascorso l’infanzia nel salone di famiglia a Guardiagrele, dove guardare i gesti di mio nonno Amleto era la mia scuola», ricorda al telefono Mariani in questi giorni di Natale in cui sulla costa australiana si va in pantaloncini corti e infradito, si prepara il tacchino e come dessert il Christmas pudding, «e mi cimentavo con le forbici a fare i capelli ad amici e parenti. Il profumo del salone da barbiere mi è sempre piaciuto fin da piccolo e poi i praticanti si esercitavano sulla mia testa. Mi reputo un esteta e adoro rendere le persone più belle ed esaltare qualcosa che è in loro, come mi ha insegnato papà Cesare».
PRIMA E SECONDA ONDATA Anche a Melbourne il Covid-19 è stato una mazzata per tutti. «Siamo stati chiusi per 16 settimane tra il primo e il secondo lockdown. Ora però», spiega Mariani, «le cose vanno molto meglio: zero casi da oltre un mese e l’economia è ripartita alla grande grazie all’aiuto dello Stato con fondi anche per i meno abbienti. Ecco, ci siamo sentiti tutti sostenuti. E poi il popolo australiano è unito e solidale. Rispetto ad altri Paesi siamo in una situazione agiata anche per la localizzazione geografica». La seconda ondata del virus nella nazione oversize è stata caratterizzata da molti più contagi e maggiori restrizioni. «A fine marzo», riprende Mariani, «ho deciso di chiudere il salone di mia iniziativa perché non sapevo dell’evoluzione del virus. Uno stop durato sei settimane. Ho riaperto a maggio e sono stato fortunato perché ho avuto nuovi clienti tra quanti lavorano nel centro città rimasti a casa con lo smart working: sono venuti da me per il taglio. Così ho intercettato gente che prima andava da altri barbieri nella pausa pranzo. Ho “restaurato” tante teste perché alcuni si erano fatti tagliare i capelli in casa dai familiari. Poi è arrivata la seconda ondata Covid e la gente ha avuto più paura di prima. Così, ho chiuso il negozio una seconda volta». Ma in questa circostanza, i momenti che hanno preceduto il nuovo stop sono stati più caotici. «Ricordo l’annuncio in tivù di mercoledì», sottolinea Mariani, «ma già la domenica prima era il caos. In tanti volevano il taglio dei capelli prima della nuova chiusura. Noi lavoriamo per appuntamento: l’orario si è riempito in pochi minuti. Ho lavorato 11-12 ore di seguito. Sono stato costretto a staccare il telefono, ma ho cercato di accontentare tutti visto che si prospettava la chiusura per un mese e mezzo. Nell’occasione molti mi hanno chiesto tagli più corti del solito per non aspettare la riapertura che ci sarebbe stata non prima di 6-8 settimane».
TRA SPERANZA ED ETERNITÁ In attesa del premier Conte (una visita di Stato ci può sempre stare, crisi di governo permettendo), il salone è addobbato con le decorazioni tipiche del periodo natalizio. In strada il Christmas bush, la pianta con le bacche rosse dell’agrifoglio, simbolo di eternità. E Mariani che annuncia: «Sì, vorrei rimanere in Australia, una terra che ammiro anche per la risolutezza del suo popolo che non sta con le mani in mano e che produce in poco tempo ciò che in Italia verrebbe fatto in anni». Il premier è avvisato.
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