Ragazza morta, indagati medico e infermiere

7 Settembre 2017

Coinvolto un equipaggio del 118 di Montesilvano. Eseguita l’autopsia: Monica è morta per un’enterite emorragica

PESCARA. Ci sono tre indagati per omicidio colposo per la morte di Monica Ivanova, la 30enne badante estone morta in casa lunedì sera, a Città Sant’Angelo, dopo un malore improvviso. Sono i tre componenti dell’equipaggio del 118 di Montesilvano, cioè medico, infermiere e autista, arrivati nell’abitazione della donna per soccorrerla. Un atto dovuto da parte della Procura, figlio dell’autopsia sul corpo della trentenne, che è stata eseguita ieri all’ospedale di Chieti dal medico legale Cristian D’Ovidio su disposizione del sostituto procuratore che sta coordinando le indagini dei carabinieri, Rosangela Di Stefano.
In base ai primi accertamenti Monica è morta dopo un’enterite emorragica ma saranno solo gli ulteriori esami di laboratorio, per i quali saranno necessari almeno 60 giorni di tempo, a chiarire le cause dell’enterite anche per stabilire se ci siano state responsabilità o omissioni da parte del personale del 118 intervenuto.
Da valutare, poi, se la giovane donna avesse anche altri problemi che potrebbero aver creato degli scompensi, favorendo la tragica fine della estone, arrivata in Italia da molti anni e perfettamente integrata. Con lei, in casa, c’era la madre, Ludmilla, che ora vuole fare piena luce sulla morte improvvisa della figlia, con cui viveva in vico dei Forni, nel centro storico di Città Sant’Angelo. Ricostruendo l’accaduto all’avvocato Luca Pellegrini, la donna ha spiegato di aver contattato il 118 per soccorrere la figlia che si sentiva poco bene.
L’equipaggio, arrivando a casa, avrebbe controllato le condizioni della trentenne, riscontrando parametri nella norma. Dopo aver predisposto una flebo, l’equipaggio avrebbe consigliato a Monica di stare a riposo e di rivolgersi a un medico di fiducia, il giorno successivo, in caso di necessità, sempre stando al racconto della madre. La donna, preoccupata, sarebbe stata tranquillizzata ma con il passare dei minuti la situazione non migliorava, anzi. Ecco perché si è rivolta di nuovo al 118, chiedendo un secondo intervento dell’equipaggio perché le condizioni di Monica peggioravano.
Si rendeva conto, in base alla ricostruzione fornita a Pellegrini, che stava perdendo la figlia. E quando gli addetti del 118 sono tornati la seconda volta in quella casa, Monica era già morta. Inutile il tentativo di rianimazione. Comprensibile la disperazione della madre della trentenne che ora vuole vederci chiaro, anche perché più volte, parlando con il personale del 118, avrebbe sollecitato il trasferimento di Monica in ospedale, ma la sua richiesta non è stata accolta. L’inchiesta della Procura è finalizzata proprio a capire se la giovane donna potesse essere salvata, se l’enterite emorragica da cui era affetta fosse diagnosticabile attraverso i sintomi che aveva l’altro giorno e, quindi, se ci siano delle responsabilità del personale del 118.
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