Ragazza violentata, condanna a 10 anni

Il 28enne del Camerun aggredì la ragazza pescarese nell’appartamento di Francavilla dove lei lo ospitava con il fidanzato
FRANCAVILLA. Dieci anni di reclusione per violenza sessuale su una ragazza pescarese che all'epoca dei fatti aveva 23 anni.
È la condanna che i giudici del tribunale di Chieti, presieduto dal presidente Guido Campli (giudici a latere Maurizio Sacco ed Enrico Colagreco), hanno inflitto al camerunense A.A.A., 28 anni, che ha assistito alla discussione e alla lettura della sentenza, in collegamento dal carcere di Pesaro dove è attualmente ristretto. Il pubblico ministero Giancarlo Ciani aveva chiesto la condanna a 7 anni.
La violenza si verificò il 7 ottobre dello scorso anno nella casa di Francavilla al Mare che la ragazza condivideva con il suo fidanzato e dove, da qualche giorno, veniva ospitato l’imputato che aveva lavorato con la coppia durante l’estate. Quel giorno la ragazza era tornata a casa in orario mattutino e aveva casualmente trovato ancora lì il camerunense. E mentre lei va in bagno per farsi una doccia, con una scusa entra anche l’uomo che si spoglia ed entra di forza nella vasca da bagno nonostante gli inviti della ragazza ad andare via. Lei cerca la fuga, ma la stanza è molto angusta. Tenta di uscire dalla finestra posta quasi a livello della strada, ma viene subito ripresa. E allora urla, piange, si divincola, ma l’uomo insiste e cerca di approfittare della ragazza nonostante lei sia saltata sulla lavatrice nel tentativo di uscire dalla stanza.
La reazione della vittima è forte e l’uomo decide di desistere. Poi, insieme, anche per evitare un’altra reazione violenta dell'uomo, decidono di andare in monopattino sul posto di lavoro del fidanzato di lei. Ma il camerunense si ferma prima e la ragazza è libera di correre a riferire tutto al fidanzato. Quest’ultimo minaccia sui social l’aggressore creando allarme in tutti quelli che lo conoscevano ed è allora che l’imputato decide di tornare in quella casa, passando dalla finestra visto che non aveva le chiavi, per prendere le sue cose e scappare. Ma viene rintracciato dalla polizia, anche grazie all’aiuto del padre della vittima, e arrestato.
Il giudice di Pescara, Antonella Di Carlo, convalida il fermo, ne dispone l’arresto in carcere e poi trasmette ogni atto a Chieti per competenza territoriale. Per il pm Ciani, dal processo è emersa in maniera assolutamente certa la piena responsabilità dell’imputato rispetto al fatto contestato, definendo nella sua requisitoria coerente il racconto della persona offesa, che non è caduta in alcuna contraddizione né ha dimostrato astio o risentimento nei confronti dell'imputato. Il collegio ha disposto per quest’ultimo anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e sanzioni accessorie, oltre al risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituite che dovrà essere quantificato in separata sede.
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