Ragazzi: «E’ un’occasione persa»
Per il direttore del laboratorio il test sarà fatto altrove nel mondo
L’AQUILA. . «Un’occasione persa» per i Laboratori di Fisica nucleare del Gran Sasso. Una di quelle «delusioni scientifiche» che scottano e che lasciano amareggiati i 140 scienziati provenienti dall’Italia e da Francia, Germania, Russia, Polonia e Stati Uniti che da anni lavorano per rendere possibile l’esperimento Sox, progettato per cercare una particella rivoluzionaria che avrebbe potuto aprire le porte a una nuova era della Fisica. E invece, niente esperimento. Almeno non sotto la roccia del Gran Sasso, perché «nel futuro è possibile che il progetto», dice il direttore dei Laboratori Stefano Ragazzi, «possa riprendere altrove nel mondo». Insomma, in un luogo con le condizioni ottimali da un punto di vista tecnico, scientifico e della sicurezza ambientale. Così, mentre da un lato le associazioni ambientaliste esultano, dall’altro i ricercatori prendono «atto dell’impossibilità di produrre una sorgente idonea» all’avvio di Sox. Ma che il lavoro intorno all’esperimento fosse ancora in una fase primordiale, e che Sox fosse «oggetto di una serie di verifiche di fattibilità», il direttore dei Laboratori lo disse aveva detto già all’inizio di ottobre. «Qualcuno disse», ricorda Ragazzi, «che io mentivo e che era stato già tutto deciso. In realtà le verifiche, in particolare sulla produzione di generatori antineutrini, non si erano concluse». Il carico “in bianco”, senza alcun materiale radioattivo, arrivato dalla Francia il 10 ottobre 2017, dette l’avvio a una simulazione che sarebbe stata la prima di una serie di autorizzazioni. «Insomma è anche possibile», disse Ragazzi, «che quella pastiglia (di sorgente radioattiva, ndc) non arriverà mai». Ma dato che «quando c’è qualcosa d’interessante da indagare la scienza si muove in diverse parti del mondo con vari approcci», conclude Ragazzi, «è probabile che prima o poi si trovi la soluzione giusta». Sox è oggetto di due dei più prestigiosi finanziamenti del Consiglio europeo della ricerca (Erc), destinati a sostenere i ricercatori per attività ad alto rischio di fattibilità, ma fondamentali per i risultati a cui possono condurre.
Marianna Gianforte

