Rancitelli come Ostia Giornalisti aggrediti

Preso a schiaffi il cronista Rai già colpito dal clan Spada
PESCARA. Rancitelli come Ostia. O quasi. Questa volta non c’è stata la testata come lo scorso novembre, ma l’inviato di Rai2 Daniele Piervincenzi che quella volta aveva avuto il setto nasale fratturato da Roberto Spada (poi condannato a sei anni), due giorni fa è stato aggredito con la sua troupe a Pescara, nel cuore di Rancitelli, in via Tavo, al Ferro di Cavallo.
Nel gigantesco complesso di case popolari che oggi è un fortino della droga con tanto di vedette e sentinelle dentro e fuori il cortile di quell’unico palazzone giallo, dove solo nove giorni fa è andato il ministro della Giustizia Bonafede a incontrare i cittadini che invece gli hanno fatto trovare il deserto, Piervincenzi con il redattore David Chierchini e il filmaker Sirio Timossi, lunedì pomeriggio stava completando l’inchiesta sui clan delle periferie pescaresi per la trasmissione “Popolo sovrano”, in onda questa sera su Rai 2. Il cronista era andato lì per fare domande, per chiedere come si vive nel quartiere, per documentare le facce di chi lo abita, ma anche stavolta non è sceso nessuno. Se non il giovane che, dopo gli insulti e il lancio di oggetti, l’ha minacciato e aggredito, spalleggiato da altre tre persone. Ma la troupe in fuga ha ripreso tutto e ieri, alla vigilia della prima puntata della nuova trasmissione, la Rai ha diffuso il video per denunciare l’accaduto.
Da quanto si vede nei fotogrammi su cui la squadra Mobile è al lavoro da ieri mentre quelle scene rimbalzavano sui siti e sulle testate giornalistiche nazionali, Piervincenzi è nel cortile del Ferro di cavallo quando gli si avvicina il giovane che gli dice a brutto muso di andare via e nel giro di pochi secondi gli allunga una sberla. È una sequenza rapidissima: il giovane che si avvicina, dice al giornalista «vattene da qua sotto», lo spinge e poi lo schiaffo a freddo seguito da altri spintoni. E ancora: «Vattene da qui sotto, andatevene da qua sotto, non ve lo dico più, qua non state sotto casa vostra, hai capito o no, andatevene da qua, riprendi sto ca...». Intanto il giornalista prova a spiegare, «lei mi ha dato il permesso», dice, ma l’aggressore gli tiene il passo mentre l’altro indietreggia. È spalleggiato da altre due tre persone mentre una voce gli urla: «Armando prendigli la telecamera». Il giornalista capisce l’aria, «non succede niente, va bene va bene ce ne andiamo», ma intanto l’altro si avvicina a passo svelto. Ancora spinte, qualcuno cade, il video si fa movimentato, con le urla, chi scappa e chi insegue e infine Piervincenzi che poco dopo, lungo via Tiburtina si dà da solo la risposta che cercava al Ferro di cavallo: «Al Ferro di cavallo non si può entrare, al Ferro di cavallo non si fanno domande». Il filmato fa il giro d’Italia, e anche se in questura e ai carabinieri di Pescara non arrivano denunce da parte della troupe, quel video che finisce sui tg della sera diventa materiale per la Procura. I reati ipotizzati sono violenza privata e percosse.
E in serata uno di quei fotogrammi finisce anche sulla pagina Facebook del presunto aggressore: c’è lui che con le braccia larghe blocca il passo al cronista, accompagnato dal suo commento in un italiano zoppicante “Segnialatee”, come a dire, fatelo sapere che qui non si passa. Sotto al post, venti mi piace e due commenti, «gli dovevi leva’ la telecamera». Ma poi, intorno alle 22, sparisce tutto.

