L’editoriale

Ranucci. Vittima trasformata in imputato

10 Luglio 2026

Siamo in Italia e così Sigfrido Ranucci, il destinatario della bomba, è finito sul banco degli imputati. L’obiettivo? Farlo fuori dai palinsesti della Rai per il prossimo anno.

In un Paese normale uno a cui hanno piazzato una carica di esplosivo da cava sotto la casa, facendogli saltare due macchine e mettendo insieme quarantamila euro di danni, è la vittima. Uno che ha rischiato di perdere la figlia, per un pugno di minuti, verrebbe considerato un bersaglio. Ma siamo in Italia e così Sigfrido Ranucci, il destinatario della bomba, è finito sul banco degli imputati. L’obiettivo? Farlo fuori dai palinsesti della Rai per il prossimo anno.

Certo, si dirà: a chiederne la cacciata sono i nominati della Rai che lo mal sopportano da quando la destra di governo li ha catapultati alla guida di Viale Mazzini, quelli che hanno smontato e affossato una bellissima Rai, più tanti di sinistra a cui Report ha fatto le bucce, più poteri vari (più o meno oscuri) che si sono sentiti danneggiati – in questi anni – dal lavoro del più noto settimanale di inchieste italiano. Il bello è che Ranucci non è stato colpito da nessuna sentenza, non è stato rinviato a giudizio, allo stato attuale non è nemmeno sotto indagine! Tuttavia, come in tanti casi di questi anni, è imputato in un altro grado di giudizio, quello del cosiddetto processo mediatico. Dopo la delazione di un esponente vicino alla camorra, sono stati individuati gli esecutori materiali dell’attentato sotto casa del conduttore di Rai 3, tutti appartamenti alla bassa manovalanza della camorra campana. Dopodiché i magistrati hanno percorso una pista inverosimile (vendetta privata), l’hanno abbandonata, hanno provato a seguire quella della camorra, e l’hanno abbandonata, e alla fine hanno individuato un uomo, un personaggio da libro di Le Carré: si chiama Gomes Clesio Tavares, che secondo le prime ipotesi sarebbe stato l’intermediario tra questa banda dei soliti ignoti del tritolo e il mandante. Dopodiché hanno ipotizzato il nome di un mandante, hanno detto che secondo loro si tratta dell’ex faccendiere Valter Lavitola, hanno convocato Lavitola, non lo hanno arrestato. Stanno verificando una ipotesi. Hanno davanti a loro un problema non da poco: non c’è un movente. Per ora credono sia a Lavitola che a Ranucci, che dicono di essere amici. Così hanno scartato la possibilità del delitto d’odio, per ipotizzare la pista di quello che Paolo Mieli ha sarcasticamente definito il delitto della “bomba d’amore”. Adesso solo il tempo ci potrà dire se questa fantasmagorica tesi (una bomba messa da un amico per fare “un favore” ad un amico, per regalargli popolarità) troverà dei riscontri seri. Come vedrete nel pezzo di Gianluca Lettieri esistono indizi verosimili e non verosimili sul camerunense, che nella vita è un factotum di Lavitola, ma gli inquirenti non hanno ancora reso noto nulla che possa collegare Lavitola agli attentatori, né tantomeno immaginare Ranucci come il complice dell’amico, cioè il primo mandante dell’attentato a se stesso. Quindi, fino a prova contraria, con grande delusione dei suoi nemici, Ranucci resta la vittima. E siccome i processi si fanno in tribunale, non sui giornali, deve restare anche nel palinsesto Rai, da cui i suoi tanti nemici, usando questa bomba mediatica, ancora più potente di quella di gelatina, vorrebbero disarcionarlo. Prima di ogni sentenza.

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