Rapina in villa, una testimone ha inseguito i banditi

L’aggressione a Liberatoscioli. Una donna racconta: sono arrivati su uno scooter nero ed è sceso solo uno, il più giovane
PESCARA. C’è una testimone che potrebbe aiutare gli investigatori a identificare i rapinatori che due giorni fa, in viale Kennedy, hanno assalito e derubato del Rolex che portava al polso, mentre rincasava, l’imprenditore della Generalmarmi Fiorello Liberatoscioli.
È una donna, una mamma che martedì intorno all’una stava andando a riprendere il figlio a scuola. E uscendo con la macchina dalla stradina che costeggia il liceo artistico Misticoni, proprio di fronte alla villa dove si è consumata la rapina, ha assistito a quello che mai, a quell’ora e in quelle circostanze, avrebbe immaginato di vedere.
«Ero ferma con la macchina in attesa di immettermi su viale Kennedy», ha riferito la donna, «quando sul lato opposto della strada ho visto un grosso scooter nero arrivare di gran carriera e fermarsi davanti alla villa mentre si richiudeva il cancello. In sella alla moto ho visto due persone, tutte bardate. In particolare quello che guidava aveva un casco integrale, era grande e grosso, mentre l’altro che viaggiava dietro mi è sembrato molto più giovane e mingherlino. Non so perché ma mi sono soffermata a osservarli. Dopo che si sono fermati, il più giovane è sceso dallo scooter ed è andato a mettere un cartoncino, fissato con lo scotch, sulla fotocellula del cancello elettronico per bloccarne la chiusura. Il cancello a quel punto ha iniziato a riaprirsi, e lui è entrato dentro. L’altro, intanto, ha rigirato la moto, rimanendo sempre su quella corsia, ma in direzione sud, e lì ha aspettato». Inconsapevole che, ad osservare lui e il suo complice, c’era l’automobilista ferma dall’altra parte della strada. «Dopo pochissimo», va avanti la donna, ancora stravolta, «ho visto uscire di corsa il piccoletto che è salito al volo sullo scooter mentre l’altro, a tutta velocità, è partito in direzione sud, verso piazza San Francesco. Me li sono visti sfrecciare davanti», va avanti la donna, «istintivamente mi sono attaccata al clacson, come per fermarli, ma quelli niente. E allora, sempre d’istinto mi sono lanciata dietro a loro con la macchina dopo aver chiamato il 113. Sono io che ho chiamato la polizia», puntualizza la donna che ancora non si capacita della sua stessa reazione. «Non so se lo rifarei, ma lì per lì sono partita dietro di loro per vedere dove andavano. Ma erano talmente veloci che dopo piazza San Francesco li ho persi di vista, e sono tornata indietro».
Adesso è dai dettagli forniti dalla testimone, dai fotogrammi registrati dalle telecamere disseminate lungo il percorso fatto dalla moto, e dagli occhiali da sole di uno dei rapinatori, volati su una siepe del giardino durante la colluttazione con l’imprenditore, che la Mobile potrebbe raccogliere particolari importanti per risalire ai due rapinatori. (e.r.)
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