Recubini: ho obbedito alla prefettura

Il presidente dell’Azienda pubblica di servizi respinge le accuse
PESCARA. «In qualità di presidente di un'azienda pubblica, che è obbligata al rispetto di una convenzione di accoglienza a seguito di una gara pubblica, non potevo legalmente rifiutarmi di ottemperare a quello che richiedeva la Prefettura». A parlare è Dario Recubini, presidente dell'Asp 1 (Azienda pubblica di servizi) di Pescara all'epoca dei fatti, che vanno dal 2015 al 2017, dopo il suo rinvio a giudizio per frode nelle pubbliche forniture e falso, deciso dal gup in relazione all'inchiesta sull'accoglienza dei migranti, nella quale figurano a processo anche tre prefettizi.
Nel ribadire che si trattava di un'azienda senza scopo di lucro, vuole precisare alcuni aspetti. Quanto al problema di aver ospitato più migranti di quelli stabiliti dalla convenzione, Recubini sposta l'attenzione sulle Prefetture. «Ricordo che in un fine settimana arrivarono in Italia 14mila profughi e le prefetture, d'ufficio, li smistava nelle strutture già operative che dovevano provvedere ai loro bisogni». Recubini precisa anche che la Prefettura «faceva la verifica giornaliera delle presenze dei migranti e poi controllava il resoconto mensile e solo dopo poteva essere disposto il pagamento che, ovviamente, doveva avvenire per il numero degli effettivi assistiti». Quanto al falso, in relazione alle dichiarazioni rese sulla struttura di Penne nei documenti di gara, Recubini afferma che a Penne i migranti erano ospitati già dal 2014 e che mai nessuna anomalia venne segnalata dalla Prefettura che più volte eseguì dei controlli. Quanto alla mancanza dei requisiti della ottocentesca struttura lasciata da benefattori (e che da sempre ospitava prima delle collegiali negli anni 50 e poi anziani), Recubini sottolinea che «l'Asp partecipò alla gara della Prefettura allegando il certificato di agibilità rilasciato dal Comune di Penne nel 2007 e quindi nel 2015 la struttura era regolarmente agibile», e quei lavori in corso, di cui si parla nel capo di imputazione, riguardavano solo un ampliamento dei servizi. Tutte argomentazioni già sviscerate dai suoi difensori e che verranno riproposte dal 22 febbraio, quando avrà inizio il processo.
Maurizio Cirillo

