Referendum, Forza Italia sfida la Lega

24 Settembre 2019

I consiglieri berlusconiani non voteranno sì e si asterranno. Ma il Carroccio è pronto a reagire facendo rappresaglia politica

L’AQUILA. Il centrodestra guidato da Marco Marsilio vivrà oggi la sua pagina più difficile. La maggioranza rischia di spaccarsi, e la rottura in Regione sarà clamorosa. Forza Italia ha deciso di non votare sì alla proposta di legge che vede l’Abruzzo come Regione apripista della Lega, a livello nazionale, per la richiesta di referendum elettorale che cancelli la quota proporzionale. I tre voti degli Azzurri, Lorenzo Sospiri, presidente del consiglio regionale, Umberto D’Annutiis, consigliere-sottosegretario e Daniele D’Amario, consigliere, sono decisivi per affossare o promuovere il referendum fortemente voluto da Matteo Salvini. Ma se Forza Italia voterà no oppure si asterrà, facendo naufragare la legge già in commissione, la Lega reagirà in modo eclatante contro gli alleati. È Salvini a chiederlo senza alcuna alternativa, tolleranza o rinvio. È il leader del Carroccio a imporlo ai leghisti abruzzesi che, come risposta, in caso di un no presenteranno subito una mozione di sfiducia contro l'assessore forzista Mauro Febbo. E se la mozione non dovesse passare perché il partito del governatore Marco Marsilio, Fratelli d'Italia, andrà in soccorso degli azzurri, il livello di reazione della Lega si alzerà. L'ordine ai suoi di Salvini, che vuole ottenere a tutti i costi il risultato in Abruzzo, è di presentare, entro venerdì, dimissioni in massa della componente leghista, cioè 10 consiglieri guidati da Pietro Quaresimale. Salvini, stando a fonti interne alla Lega, è infatti disposto a tornare al voto in Abruzzo, nel maggio 2020, se Forza Italia non farà dietrofront e si cospargerà il capo di cenere. Se invece, come pare, gli azzurri si asterranno, la Lega abbandonerà comunque il consiglio facendolo saltare. Giuseppe Bellachioma cerca di mettere così all’angolo Nazario Pagano, obbligando Forza Italia a votare sì. Né sarà accettata la proposta di scambio tra il sì al referendum e la surroga del sottosegretario D'Annuntiis con l’ingresso in consiglio di Gabriele Astolfi, perché per Salvini non dovrà esserci alcuno scambio. Forza Italia secondo il Carroccio è in un vicolo cieco: deve votare sì. La giornata si annuncia delicatissima per la maggioranza, dopo che la consigliera Udc, Marianna Scoccia, ha detto addio agli alleati di Lega, Fdi e Forza Italia, garantendo solo l’appoggio esterno. E in questo caso lo farà con un no deciso e trasversale insieme a centrosinistra ed M5S, diventando in caso di astensione di FI, il vero ago della bilancia. In Abruzzo l'uscita dell'Udc dalla Federazione con Forza Italia, che si è concretizzata proprio ieri, ha peraltro ulteriormente indebolito il partito di Berlusconi che ha potuto ottenere 3 posizioni in emiciclo vantando quattro eletti compresa Scoccia, che però non c'è più. Facciamo un passo indietro, alla riunione di Forza Italia che ha scatenato la reazione della Lega. È avvenuta alle 13 di ieri e vi hanno preso parte Pagano, Febbo, D’Annuntiis, D’Amario, Sospiri e l’outsider Astolfi. La prima decisione era di votare no. Una strategia concordata a Viterbo, domenica, da Pagano con i coordinatori di Piemonte e Lombardia, per volere di Berlusconi. Ma questa decisione, in serata, ha subìto un mezzo dietrofront forse per la paura di perdere le poltrone in Emiciclo. Così, all’ultim’ora, gli azzurri hanno optato per l’astensione che comunque porterà a un epilogo inevitabile: la bocciatura della proposta di legge per il referendum elettorale che Salvini vuole per vincere le prossime elezioni con il solo maggioritario. In termini pratici il no di Forza Italia significa la sconfitta per 17 a 14 della Lega, ma anche l’astensione, che porta il risultato sul 14 pari, comporterà la bocciatura scatenando la reazione dei salviniani. Una reazione che rischia di spazzare via la maggioranza come un tornado.