Regole rispettate a scuola: ma fuori via le mascherine

25 Settembre 2020

In classe seguite le norme anti-Covid, assembramenti all’uscita dagli istituti

PESCARA. «La normalità della scuola è il contatto umano con i compagni. Incontrare gli amici, stringergli la mano, chiacchierare. Ora questo non si può più fare». È un rientro a scuola un po' amaro quello di Emanuele, studente di 17 anni che frequenta la 4ª C del classico D'Annunzio. Un'opinione comune a tanti studenti delle superiori di Pescara, che ieri hanno ufficialmente ricominciato il nuovo anno. Il rigore delle norme adottate dagli istituti limita le consuete abitudini della vita liceale, facendo sentire i ragazzi ingabbiati, pur se consapevoli dell'importanza delle regole contro il coronavirus.
In molti casi, la gioia e l'entusiasmo di ritornare tra i banchi, dopo un'assenza di oltre sei mesi, si è smorzata nello scontro con la realtà. Una realtà fatta di ingressi scaglionati, percorsi delimitati all'interno degli edifici, scuole suddivise in settori ciascuno dei quali assegnati a pochissime classi e ancora di ricreazioni per lo più in aula e banchi distanziati.
ALL'ESTERNO NIENTE REGOLE Un'organizzazione ferrea e decisamente funzionale, alla quale i dirigenti sono giunti con non pochi sforzi, e che tiene presente di tutti gli accorgimenti del caso, che però sembrano svanire all'uscita di scuola. È qui che in pochissimi istanti le mascherine scompaiono e i ragazzi rompono ogni regola di distanziamento e creano veri e propri assembramenti. «Ci vuole più buon senso personale», commenta Pietro, 16 anni, anche lui iscritto al Classico. «Bisognerebbe cercare di rispettare le regole di sicurezza anche fuori dalla scuola, altrimenti diventa tutta una farsa. Ero molto felice di tornare, ma appena sono entrato e ho visto tutte le misure di sicurezza, seppure siano giustissime, mi sono angosciato. Io che sono all'ultimo banco, mi sono trovato da solo. Così è difficile».
«È stato bello, ma strano», aggiunge Giulia, della 3ªG del Classico. «Rispetto all'anno scorso, sono diverse tante cose. Forse il cambiamento più grande è la ricreazione. Prima era un modo per incontrarsi con gli altri studenti e scambiare due chiacchiere e ora non si può più fare. Così siamo limitati alle nostre solite conoscenze nella classe. La scuola, invece, è un mezzo per socializzare: farlo in classe è bello, ma credo sia altrettanto importante ampliare le proprie conoscenze in questi anni».
TROPPE REGOLE Per Alessandro, 17 anni, al quarto anno di Amministrazione, finanza e marketing all'istituto Tito Acerbo, è stato un rientro «traumatico. Aspettavo con ansia questo ritorno a scuola e invece me ne vado con l'amaro in bocca. Speravo in un maggiore contatto, almeno visivo, invece i professori ci hanno fatto vedere la scuola come una prigione. Ora che ho visto com'è, preferisco la didattica a distanza, che comincerò oggi, per due settimane». Se per qualcuno la voglia di tornare a sedersi al proprio banco non è passata nemmeno di fronte alle regole, per altri studenti il rientro in presenza è stata una scelta prematura. «È stato un ritorno difficoltoso», evidenzia Gaetano, 18 anni compiuti proprio ieri, iscritto al quarto anno dell'Acerbo. «Penso si poteva evitare questa bolgia», riferendosi agli evidenti assembramenti creati al momento dell'uscita da scuola, nonostante i diversi punti di accesso e le differenziazioni orarie.
«Si poteva continuare con le videolezioni online, visto che i mesi fatti sotto quarantena hanno avuto un esito positivo. In questo modo si sarebbe assicurata la salute delle persone e la nostra istruzione». Pensiero condiviso anche dal suo compagno di classe, Alessio. «L'ideale è rispettare le regole, ma all'uscita di scuola si creano degli assembramenti. Noi siamo giovani e siamo più forti, ma i genitori a casa sono più soggetti a prendere questo virus in maniera più grave e rischiare la vita».
NORMALITÀ Di tutt'altra opinione Michelangelo dell'istituto Alberghiero, che vede il rientro a scuola «come un passo in avanti. Tornare insieme ai nostri compagni è una gioia per tutti. Piano piano ci abitueremo a queste regole». «È stato bello ritrovarsi tra i banchi dopo più di sei mesi che mancava tutto questo», afferma Bianca, 18 anni, dell'Acerbo. «Sono preoccupata, perché tengo alla salute della mia famiglia e ho dei parenti in avanti con l'età. È un dovere di coscienza pensare agli altri oltre che a se stessi, per questo certe cose che possono essere rischiose non le faccio». «È stata un'esperienza nuova», aggiunge la sua compagna di classe Patrizia «ma lo dico a malincuore perché è tutto diverso dallo scorso anno. C'era da aspettarselo e piano piano inizieremo ad abituarci».
I DOCENTI Emozionatissimi anche gli insegnanti. «È sempre un'emozione vedere la scuola piena», confessa Annacecilia Serafini, docente di spagnolo all’Acerbo. «Ci sono tante responsabilità in più e una sfilza di norme e regolamenti che ci mettono a disagio rispetto al nostro ruolo, ma a parte questo il momento scuola è sempre meglio svolgerlo in presenza». «La didattica in presenza è tutta un'altra cosa», sottolinea l'insegnante di italiano e storia Carla Viola. «È stata una grande emozione per noi e per i ragazzi, che si sono rivisti tra loro. La scuola comporta impegno e ansia, ma rincontrarsi è sempre una bella cosa. Ho trovato i ragazzi belli e meravigliosi».